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Alla vigilia di Napoli-Lazio arrivano le dichiarazioni di Luciano Spalletti, tecnico dei partenopei, in conferenza stampa. Ecco le sue parole:

IL MOMENTO - "Questa qui è una rosa di un certo livello e già nelle prime partite, quando Mertens era fuori, a metà campo anche mancavano alcuni giocatori e abbiamo fatto quello che volevamo. Attraverso le risposte si dà un'impronta per il cammino che vogliamo fare. Non abbiamo da dimostrare niente, non dobbiamo innervosirci, non abbiamo qualcosa da ribaltare e dobbiamo lavorare in maniera seria. Abbiamo un metodo di lavoro, si segue quel metodo e tutte le volte bisogna metterci qualcosa in più. Sono i livelli che fanno la differenza e tutte le volte bisogna essere un livello superiore rispetto alla volta precedente senza lasciarci coinvolgere da polemiche. È chiaro che in tutto questo se andiamo lì a giocare la partita con lo Spartak, sapendo del clima metereologico e dello stadio e poi dopo 30 secondi prendiamo una situazione negativa, il primo che deve fare un esame sono io. Si possono fare tanti discorsi ma è trovare ciò che arriva ai singoli giocatori perché a volte è più importante un silenzio dove uno riprova quello che deve essere il comportamento in campo e non delle frasi fatte non compiendo i gesti e non assumendosi la responsabilità giusta".

MARADONA - "Maradona è sempre nei pensieri dei calciatori, non solo dello sportivo in generale che ne ha potuto ammirare le gesta. I calciatori vorrebbero emularlo e ripercorrere la sua grandezza. Nelle canzoni che cantano. È successo all'inizio in ritiro quest'anno, abbiamo fatto una cena e sono venute fuori canzoni su Maradona. Non importa sapere se sia stato un buono o un cattivo esempio, il più grande numero 10, ciò che diventa fondamentale è il vuoto che ha lasciato quando è venuto a mancare. Questa sensazione di vuoto, di spazio lasciato al niente, perché poi è stato uno smarrimento totale mai visto nella storia del calcio. Lui è stato il più grande di tutti. Ci ho giocato una volta contro e ricordo benissimo cosa ci ha creato a livello di difficoltà di squadra. Forse per capire la profondità della sua anima non va guardato neanche quando giocava a calcio, ma va ascoltato quando cantava per acchiappare l'animo, la profondità della persona. Le persone più umili, più normali che hanno lavorato con lui si sono sentite al suo livello. È la sua grandezza, mischiarsi con delle normalità tra la gente normale".

L'IMPORTANZA DI NAPOLI-LAZIO - "Assume un peso diverso questa partita perché veniamo da 2-3 risultati che non sono stati quelli che avremmo voluto e perché di fronte abbiamo una squadra del nostro livello. Fa parte di quelle sette proprietà del condominio. Ciò che dobbiamo fare è avere una continua attenzione, un continuo rendersi conto del calcio proposto e di dove volerlo portare lavorando in maniera corretta e seria giorno dopo giorno senza lasciarsi ribaltare da quello che è il risultato della partita. Molte volte ci sono episodi nelle partite che danno una sterzata brusca".

SPARTAK MOSCA - "Per quanto riguarda la stretta di mano vedo questa premura, questa passione a volermi far cambiare ma non ci tengo. Ogni volta che chiamo mia mamma a 90 anni mi dice di restare come sono. In Russia ci sono stato, ci sono persone vere che hanno un comportamento di quelli seri, da persone perbene. Ci sono società serie che sanno stare in un calcio europeo e poi c'è lo Spartak che può fare quello che gli pare, ma è diverso dalle altre società. Per quanto mi riguarda posso dire che le offese si fanno di persona, non tramite i tweet, facendo come ho fatto io non dandogli la mano. I calciatori dell'Inter mi hanno abbracciato a fine partita, dal primo all'ultimo, quello lo avete visto tutti ed è una cosa che non è interessata a nessuno".

INSIGNE E FABIÁN RUIZ - "Dal punto di vista fisico è a disposizione, ha fatto tutto l'allenamento e ho visto l'Insigne che voglio vedere io. Anche Fabián sta bene".

ERRORI A MOSCA - "Avrei dovuto non prendere gol ad inizio partita. Il dubbio mi resta e alla fine è giusto prendersi la responsabilità. Dispiace aver preso gol subito. Io non ho fatto benissimo il mio lavoro in quel caso. I primi 10 minuti la squadra deve reggere, siamo stati troppo morbidi e si cerca di alzare questi livelli, prendere decisioni meno comode in fase di possesso, tenere qualche palla sotto controllo in più anche se gli altri ti pressano per portarla via e andare più forte nei duelli fisici. Come ad esempio Zielinski a Milano l'ha strappata all'avversario ed è venuto fuori il gol".

CAMBIARE IN CORSA - "Secondo me saper fare qualcosa di differente anche durante la partita è un valore aggiuntivo. La linea è sottile tra creo qualcosa di diverso e creo confusione nella squadra. Il mio sguardo è ormai oltre il recinto, le squadre europee forti sanno adattarsi, iniziamo in un modo e poi cambiano qualcosa. L'utilizzo di un calciatore o di un altro lo determina. Poi c'è il rovescio della medaglia dove perdiamo anche noi sicurezze. Un equilibrio sottile però sono convinto che avere più soluzioni sia un vantaggio".
SARRI - "È un avversario difficile. Qui hanno visto com'è bravo ad organizzare il gioco di squadra, nel mantenere la squadra corta, la ragnatela di passaggi stretti, acchiappare la posizione nello spazio in campo, avere la percezione di dove andare a fare male. Loro stanno bene, in settimana in Russia l'hanno dimostrato. Sarà partita vera, di livello".

OSIMHEN - "Osimhen è un calciatore un po' unico perché è completo. Può migliorare tecnicamente, raffinare la tecnica, ma è difficile trovarne come lui. Mertens sotto l'aspetto tecnico e di posizionamento non ne sbaglia una, ma se deve fare uno strappo di 60 metri, tenere una palla randellata davanti è differente. Però se parla una palla al limite la mette sempre dove vuole. Perdiamo caratteristiche ma ne acquisiamo altre. L'obiettivo è essere al top con le caratteristiche che mettiamo in campo. Anche Petagna ha un altro tipo di qualità. Siamo tranquilli e seguiamo il percorso che abbiamo tracciato".

DEMME - "Sta bene però i giorni in cui è rimasto a casa hanno un costo sotto l'aspetto delle prestazioni. Sta con noi e lo teniamo in considerazione, ha caratteristiche differenti e tutto sa del lavoro del centrocampista, conosce benissimo la materia. Vediamo se prima o dopo, ma sarà della partita".

ELMAS - "È una bella persona, sempre sorridente. Spesso l'ho lasciato fuori ma lui mantiene la stessa faccia, non ti guarda diversamente o saluta un po' peggio. Secondo me è un centrocampista, un trequartista, da linee interne. Però siccome ha questa continuità di corsa e disponibilità può giocare ovunque. Ma il suo meglio lo dà dentro il campo, da sotto punta, centrocampista, trequartista. Diventa fondamentale la persona che è".

FASE DIFENSIVA - "Fa parte di quelle cose da migliorare, quei livelli che dicevo prima. Quando si analizzano le partite diventa completo il discorso, si analizza una fase di pressione, di costruzione, della linea, di come rubare campo. Quella è la cosa fondamentale, non lasciare spazio tra difesa e linea di metà campo, altrimenti arrivano i problemi. Bisogna essere corti".

NAPOLI CAMALEONTICO - "Lo ritengo un vantaggio quello di poter cambiare modulo a gara in corso. Sono poche le distanze che si vanno ad assumere, si può fare come accaduto nell'ultima partita. Secondo me bisogna lavorarci ancora più in profondità, però, sarò ripetitivo, ma è una cosa in più".

FASE OFFENSIVA - "Non sono affezionato ai numeri ma di gol ne abbiamo fatti. Se si va nello specifico è vero che dobbiamo migliorare qualcosa perché bisogna credere di più nel gioco di entrare dentro il campo perfezionando la qualità nello stretto negli spazi cupi tra difensori e mediani. Si deve mettere mano e fare qualcosa in più".

MERTENS - "Quando chiedi al centrale difensivo chi vorrebbe marcare ti risponde quello più visibile. Mertens sfugge, mi auguro che possa funzionare anche contro l'allenatore che l'ha messo in quel ruolo. Noi allenatori dipendiamo dai risultati dei calciatori".