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Il Napoli è nettamente favorito nella sfida con il MIlan. Ciò non significa che vincerà sicuramente, ma che ha molte più possibilità di farlo. Al Napoli manca Osimhen, ma ci sono le alternative Simeoni e Raspadori. Nel Milan manca Leao, ma anche chi possa sostituirlo. Potrebbe essere Saelemaekers, ma non sarà la stessa cosa.

La Gazzetta dello Sport, sull’edizione di venerdì, ha scritto che potrebbe essere alzato Tonali sulla trequarti con Bennacer play, tuttavia la mossa non risolverebbe il problema. Meno che mai quello che riguarda l’attacco dove giocherà ancora Giroud senza che ci sia qualcuno a dargli il cambio: Rebic ha l’ernia, Origi è ancora infortunato. L’unica sarebbe quella di mettere De Ketelaere di punta se si creerà la necessità, ma è forse l’unico ruolo nel quale il belga non è efficace per la semplice ragione che non è il suo. 

Tutti hanno detto o scritto che è una sfida-scudetto. Per me no. Ovvero è una sfida tra due squadre che sicuramente lotteranno per il titolo, ma è impensabile che alla settima giornata sia già decisiva. A maggior ragione nella stagione in cui gli scontri diretti hanno finito di contare perché a decidere il campionato, in caso di arrivo a parità di punti, sarebbe lo spareggio.
Il Napoli, oltre ad avere una squadra poco falcidiata dagli infortuni, sta meglio perché viene dalla trasferta vincente di Glasgow in Champions e perché è in stato di grazia. Inoltre ha poche pressioni. La rivoluzione sul mercato con le cessioni di Ospina, Koulibaly, Fabian Ruiz e la perdita di Insigne e Mertens, non obbliga il Napoli a correre per lo scudetto. Il Milan, al contrario, che ce l’ha cucito sul petto, deve confermarsi e, se possibile, crescere. Infine c’è il fattore Spalletti. Da  anni sulla breccia con risultati buoni o apprezzabili, l’allenatore è il moltiplicatore delle volontà dei calciatori. Hanno tutti fame di vittoria e hanno capito che quest’anno non esiste una squadra leader. Forse lo diventerà proprio il Napoli, ma deve evitare le trappole che l’anno scorso gli hanno fatto buttare, al pari dell’Inter, uno scudetto che poteva essere vinto: il calo con le medio-piccole. Guarda caso, domenica scorsa, Spalletti e i suoi hanno corso questo rischio con lo Spezia che l’anno scorso aveva vinto al Maradona. E prima, con il Lecce, sempre in casa, hanno pareggiato.

Forse mi sbaglierò, ma dal punto di vista dello spettacolo, Milan-Napoli è il meglio che si possa chiedere prima della sosta per le Nazionali. Perché sono due squadre costruite per giocare prima che per vincere, perché sono simili nella fabbricazione del gioco (anche se Spalletti sfrutta meglio lo spazio a centrocampo), perché attaccare sempre è un imperativo, perché i giocatori contano,  ma mai quanto la squadra. Pioli, commentando l’assenza di Leao, ha detto che comunque l’importante è il collettivo. E Spalletti, riferendosi all’infortunio di Osimhen, ha ripetuto che il Napoli farà come il Milan, ovvero giocherà in undici.

Eppure, sul piano strettamente individuale, il Napoli è comunque superiore al Milan. I rossoneri non hanno un giocatore come Zielinski o un altro come Kvaratskhelia. Questo consente a Spalletti di giocare come se il nigeriano ci fosse, mentre Pioli, per sostituire Leao, dovrà snaturare qualcuno o inventarsi qualcosa. Non credo al cambio di modulo. Ben lungi dall’essere un dogma, rappresenta il copione che una squadra deve recitare. Per impararne un altro non c’è tempo. E poi non sarebbe nemmeno un vantaggio.     



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