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L’Atalanta affonda all’improvviso, senza avvisaglie e ragioni apparenti. La sconfitta di Napoli (4-1) non è un crollo, ma uno schianto fragoroso in una giornata senza perché. Dall’altra parte la squadra di De Laurentiis e Gattuso risorge a due settimane dalla non-partita di Torino e fa un grande balzo in classifica (otto punti). Se in appello le venisse restituito il punto di penalizzazione sarebbe a punteggio pieno e dovrebbe recuperare la gara con la Juve. Nel frattempo, anche a prescindere dalle sentenze eventualmente riformate della giustizia sportiva, si candida ad essere l’anti-Inter, squadra da me indicata per la vittoria finale.

Il Napoli prima non ha fatto giocare l’avversario con un pressing feroce e organizzatissimo e poi l’ha colpito senza ricorrere alle ripartenza. Questa volta ha comandato il gioco, espresso calcio attraverso la manovra e le combinazione tra i quattro attaccanti (Politano, Mertens e Lozano dietro ad Osimhen), prodotto occasioni in serie (Sportiello ne ha sventate almeno tre), chiamato alla partecipazione corale anche gli esterni di difesa, soprattutto Di Lorenzo.

Molti si chiederanno come Gattuso sia riuscito a creare, proprio nelle due settimane di pausa per le Nazionali, un meccanismo perfetto. La risposta c’è e, per quanto paradossale, ha un fondamento credibile. Mentre undici calciatori della rosa di Gasperini erano in trasferta e giocavano con le proprie selezioni, l’allenatore del Napoli ha dovuto e potuto lavorare con tutti gli effettivi a disposizione tranne Insigne, infortunato, e Zielinski ed Elmas, colpiti dal Covid. E’ stato proprio l’isolamento fiduciario con la squadra, costretta di fatto in ritiro a Castelvolturno, ma disponibile a lavorare e a farlo anche duramente (sono stati effettuati anche doppie sedute di allenamento), a fornire agli uomini di Gattuso sia la benzina atletica che le conoscenze tattiche.

Infatti il Napoli è stato squadra, disintegrando l’avversario, mentre l’Atalanta sembrava avere perso ogni cognizione di se stessa. Difensivamente i tre centrali (Toloi, Romero e Palomino) sono stati disastrosi, sugli esterni Depaoli - sostituto di Hateboer - e Gosens non hanno mai avuto né lo spazio, né il tempo per attaccare. Quanto a Ilicic, che rientrava dall’11 luglio, ha fatto poco e male. Sia perché ha ancora pochi minuti nelle gambe, sia perché la serenità non è tornata completamente. Comunque, come ha sottolineato Luca Marchegiani su Sky, mai l’Atalanta è riuscita ad attaccare la profondità. 

Il Napoli ha tratto grandi vantaggi dall’arrivo di Bakayoko, il centrocampista che mancava, perché, oltre al fisico possente, garantisce l’equilibrio in fase di non possesso. Quello della fisicità è un aspetto poco sottolineato nella squadra di Gattuso, eppure la dorsale dello schieramento adesso può contare su Koulibaly, Bakayoko e Osimhen, così come il 4-2-3-1 è diventato il sistema di gioco di riferimento. Se la partita si è decisa in meno di un tempo (4-0 all’intervallo), i gol si sono collocati tra il 23’ (il primo di Lozano su assist laterale di Di Lorenzo) e il 43’ (quello di Osimhen favorito da un mancato intervento di Romero e da una mezza incertezza di Sportiello). Anche il secondo gol di Lozano (tiro a giro dal limite dell’area) è nato, a ben vedere, da una doppia incertezza di Palomino e Toloi, ma il messicano è riuscito a segnare con una prodezza che solo un talento puro è in grado di produrre. Il terzo gol (30’) l’ha segnato Politano con un sinistro dal limite di rara precisione. 

Mai visto un’Atalanta così brutta, mai visto un Napoli così padrone, così brillante e così efficace. Pur essendo convinto che la differenza, nell’occasione, l’abbia fatto l’avvicinamento alla partita e, dunque, gli allenamenti, il Napoli ha una rosa vasta, tecnica e tonica. Ripetuto che mancavano Insigne, Zielinski ed Elmas, dalla panchina sono entrati Ghoulam per Politano, Malcuit per Mertens, Lobotka per Bakayoko, Petagna per Osimhen, Demme per Fabian Ruiz. L’Atalanta, priva di Gollini e Caldara, e con Freuler poco spiegabilmente in panchina, nella ripresa è passata al 4-4-2 con gli ingressi di Djimsiti e Mojica. Non ho avuto l’impressione che provasse a ridurre la sconfitta, casomai a non subire ancora. Invece, quasi casualmente, e per merito di Romero è arrivato il gol dell’1-4. A segnarlo il neo-entrato Lammers (aveva preso il posto di Gomez), servito in maniera superba dal difensore che ha vinto due contrasti e superato in dribbling un avversario. Non uno squillo, ma un segno di presenza. Resta un interrogativo: l’Atalanta si è già sciolta o è stato solo un passaggio a vuoto? Dalla risposta dipendono le ambizioni della squadra rivelazione più amata d’Italia. Quella che all’esordio in Champions ne prese quattro come adesso e alla fine è arrivata a sfiorare la semifinale.  



IL TABELLINO:

Napoli-Atalanta 4-1 (primo tempo 4-0)


Marcatori: 23' p.t. Lozano (N), 27' p.t. Lozano (N), 30' p.t. Politano (N), 43' p.t. Osimhen (N), 24' s.t. Lammers (A).

Assist: 23' p.t. Di Lorenzo (N), 27' p.t. Mertens (N), 24' s.t. Romero (A).

NAPOLI (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Hysaj; Bakayoko (30' s.t. Lobotka), Fabián Ruiz (38' s.t. Demme); Politano (16' s.t. Ghoulam), Mertens (30' s.t. Malcuit), Lozano; Osimhen (38' s.t. Petagna). All. Gattuso.

ATALANTA (3-5-2): Sportiello; Toloi, Romero, Palomino (1' s.t. Djimsiti); Depaoli, Pasalic, De Roon, Gomez (10' s.t. Lammers), Gosens (36' s.t. Muriel); Ilicic (18' s.t. Malinovskyi), Zapata (1' s.t. Mojica). All. Gasperini.

Arbitro: Di Bello di Brindisi.

Ammoniti: 38' p.t. Toloi (A), 46' p.t. Gosens (A), 34' s.t.  Lozano (N), 36' s.t. Djimsiti (A).

Espulsi: -