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Ancora oggi credo che la lezione non sia stata metabolizzata: da tifosi e dirigenti, da addetti ai lavori ed appassionati. Il maledetto nemico che ancora combattiamo ci ha fatto capire che la battaglia è tra chi il calcio lo ama e chi il calcio lo usa, tra chi ha interessi (legittimi, giornalisti compresi) in questo sport e chi, invece, ci specula, provando a spolparlo, per ottenerne quattrini e potere. Ed allora capita che nelle ultime ore, se si ama questo sport, se si hanno quegli interessi legati alla voglia di lavorarci onestamente all'interno, se si spera che possa uscirne migliorato da questa crisi, di poter esser d'accordo con Gravina, Agnelli e Gasperini. Con il coraggio di Gravina di far capire il livello di cialtronaggine che ha dovuto affrontare, con la voglia di Agnelli di far tornare i tifosi sugli spalti a metà luglio, con il manifesto di Gasperini sul senso del calcio nella Bergamo martoriata dai morti e dal vuoto che il virus ha creato.

LA LEZIONE PARTENOPEA - In tal senso, arriva dal Napoli una bella lezione, partita fin dai primi giorni dell'emergenza, quando anche Agnelli e Gasperini avevano ancora la bussola fuori sincro. De Laurentiis è stato fermo nelle sue convinzioni: bisogna far ripartire il calcio, completando tutte le competizioni, farlo appena possibile, ma solo quando le condizioni sanitarie lo consentiranno. Stando alle condizioni di partenza in Spagna ed Inghilterra, l'Italia è in ritardo, ma questo è lo scotto da pagare a un Ministro che equipara la Serie A alle palestre degli amatori per valore simbolico, economico e sociale. È stato un Aurelio coerente, attento politico: ed è giusto anche svelare qualche dettaglio quando si iniziano a deporre le armi della contesa politica. Perché se il calcio riparte, un pizzico di merito lo ha proprio De Laurentiis, che non ha rilasciato una sola intervista, ma che ha lavorato in modo sottile con i vertici del Movimento 5 Stelle, non facendo terra bruciata attorno a Spadafora, ma creando attorno allo stesso quel terreno che ha contribuito a persuadere il Ministro ad avere una posizione meno netta (che vien fuori ogni qual volta ribadisce con ostinazione: “non sono un nemico del calcio”, se non lo sei, non c'è mica bisogno di ripeterlo ad ogni intervista, soprattutto se non ti viene chiesto).
L'unico aspetto nel quale non ci riconosciamo nella politica di De Laurentiis è quella richiesta di cassa integrazione per alcuni dipendenti: presidente, la cancelli, non la porti avanti fino a luglio, sarebbe l'ultimo grande segnale da dare ad un periodo che l'ha vista protagonista anche di gesti meravigliosi per la città di Napoli e la Campania tutta.