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Alex Maggi dalla Val Trompia, territorio bresciano, e Mirco Moioli di Bergamo: due uomini del Nord, accomunati dalla solita, insostenibile leggerezza di un razzismo a bassa intensità che fa spesso brutta mostra di sé nel mondo del calcio. Maggi e Moioli non farebbero troppa notizia se, prendendo posto sugli spalti di uno stadio del Nord Italia, si rivolgessero ai calciatori della squadra avversaria, proveniente dal Sud del Paese, con due classici nel repertorio dell'intolleranza: "Terrone di m…" oppure "Terrone del c…". E' successo tante volte e ancora accadrà, perché le masse urlanti amano fare branco e se ne infischiano delle norme sulla discriminazione territoriale. 

Il problema (e con il esso il dubbio) nasce nel momento in cui a esprimersi così siano Alex Maggi e Mirco Moioli, due uomini nati nel Nord Italia, e che sono parte integrante del mondo del calcio: fisioterapista della Lazio (Maggi) che ha corso per lo scudetto ed è approdata alla prossima Champions, e team manager dell'Atalanta (Moioli) che ha conquistato lo scudetto del girone di ritorno ed è ancora ai quarti di finale di Champions League. 
No, il calcio italiano non se lo può permettere, così perde di credibilità e poi si ritrova costretto ad abbassare la testa quando, riaprendo in futuro gli stadi, si sentirà nuovamente urlare il popolo contro il terrone "che scappano anche i cani". Se certe espressioni le utilizzano gli addetti ai lavori, perché dovremmo impedire di farlo al mondo del tifo, quello che paga pure il biglietto per partecipare allo spettacolo-calcio come cornice talvolta becera di un movimento che rischia di diventare sempre meno sportivo

Punire Maggi che ha dato del "terrone" dalla panchina della Lazio al calabrese Rino Gattuso mentre si svolgeva una partita del campionato di serie A? Applicare identica afflizione al signor Moioli, che aveva anche inseguito alla stazione di Treviglio il tifoso-provocatore nel mentre gli urlava un identico "terrone"? Sì, magari succederà, ma a cosa servirà? Maggi e Moioli impareranno a non essere più razzisti? Purtroppo no, perché quel modo di agire e di esprimersi è insito all'interno di territori che, una volta di più con il Covid, continuano a essere convinti che le regioni del Sud Italia siano infestate di gentaglia, approfittatori, ladri, evasori fiscali che campano alle spalle degli zelanti lavoratori del Nord e che non meritano di essere definiti italiani. Al massimo "terroni", cioè figli di un Dio minore e tutti culturalmente, antropologicamente ed economicamente inferiori a chi avrebbe avuto la fortuna di nascere a Nord di Roma. L'Italia è questa e il calcio ne è uno specchio deforme quanto veritiero. Non c'è multa che basti per cambiare la convinzione in quel mondo di cui Maggi e Moioli sono degni rappresentanti: il popolo razzista.