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È stato un carosello napoletano la notte speciale dedicata a Diego Armando Maradona. Luciano Spalletti e i suoi ragazzi hanno zittito tutti quelli che volevano assistere al funerale del Napoli. Ed erano in tanti. Dopo il crollo del Milan e la nuova scivolata della Juventus, la speranza era quella di vedere annegare anche Insigne e compagni. Ed invece no. Nonostante le importanti assenze di Osimhen e Anguissa, gli azzurri, incarnando lo spirito del Pibe de oro, hanno travolto la Lazio del maestro Sarri. Non l'hanno vista mai la palla i capitolini. Giusto qualche tiro in porta, per il resto è stato solo uno spettacolo partenopeo.

Un festival di Napoli dove la voce più bella è stata quella dei tifosi sugli spalti. Finalmente in tanti sono andati allo stadio. E non per offendere gli altri, come capita sugli altri campi. Per la prima volta Spalletti ha potuto sentire il calore della sua gente. Solo col popolo azzurro si possono conquistare dei primati. E per adesso un primato c'è: è ancora primo (da solo) dall'inizio della stagione dopo 14 giornate. Dopo le sconfitte con l'Inter e a Mosca in Europa c'era da parte di quelli del Nord la voglia di vedere calcisticamente morti gli azzurri. A quanto pare devono "secciare" meglio perché non hanno colpito abbastanza. Se ne devono fare una ragione quelli che vorrebbero la Juventus molto più su, che quest'anno la storia sembra essere cambiata.

Meglio mettere "sembra", perché proprio Sarri quando allenava il Napoli sa come riescono a "cambiare" le cose improvvisamente. Allegri si è dovuto arrendere anche all'Atalanta del Gasp. E ora ha perso pure Chiesa, il migliore dei suoi. Il caso plusvalenze, poi, non promette niente di buono. Ma meglio parlare di calcio (non) giocato. Lo stesso calcio del Milan. Che ha perso la luce divina anche contro il Sassuolo. Pioli, fresco di firma, si augurava in una rinascita dopo il ko di Firenze. Ma niente da fare. E in serata sia lui che Max hanno guardato Napoli-Lazio. E si sono resi conto che il bel calcio abita dalle parti del Vesuvio.
Sono cambiati i protagonisti ma la musica è sempre la stessa. Dries Mertens, che ha le iniziali DM come Diego Maradona, è salito in cattedra facendo il fenomeno nonostante l'età. Segno che chi è campione lo è sempre. Ora però occhio al Sassuolo, il malocchio è dietro l'angolo.

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