Nella radio partenopea per la quale collaboro, oggi, ho avuto il piacere di intervistare il giudice Piero Sandulli. Presidente Corte Sportiva d'Appello della Federcalcio, giurista di lungo corso che ha attraversato tutti gli scandali degli ultimi anni del nostro calcio, restando una figura di riferimento per la certezza d'avere a che fare con un uomo che ama il calcio e la giustizia. Un giudice che prova a declinarli assieme, passando (senza macchia alcuna) da calciopoli e finendo alle decisioni agli ululati razzisti. L'ultimo caso di cui Sandulli si è occupato è quello legato ai cori di discriminazione razziale e territoriale in Juventus-Napoli. E visto che ha semplicemente confermato la pena, con la sospensione della seconda giornata di chiusura della Curva, è scattata la scontata beatificazione o la demonizzazione, via web, del giudice. “Mio padre ha giocato nel Napoli”, mi ha raccontato in diretta, anche con un filo d'emozione. Sandulli, però, non è tifoso del Napoli. Tifa per la Nazionale e poi ha passione per una squadra capitolina (almeno così pare), con la quale, però, non è mai stato morbido nelle sue sentenze.

8000 PECORE E (TROPPI) POCHI UOMINI - La parte della chiacchierata che più mi ha colpito è stato quando Sandulli mi ha detto: 'Individuare uno ad uno, con la tecnologia, ad esempio, le 8000 persone che hanno intonato i cori contro i napoletani e Koulibaly è la frontiera che anche la Juventus si deve porre e vuole porsi'.
La prima domanda è: perché l'80% di una curva intona cori razzisti? Perché, a fronte di 2/3 capi-ultras, ci sono 8000 pecore al pascolo che non provano vergogna nel 2019 ad ululare 'buuu' ad uno di colore? Perché la Juventus non prende una posizione ferma contro questi sciagurati come sta facendo il Chelsea che li manda, in visita, ad Auschwitz? In questi editoriali, non sono mai stato morbido con Aurelio De Laurentiis quando ho ritenuto che il suo operato non fosse stato all'altezza. Oggi, bisogna prendere il modello ADL nella gestione di certe frange che lambiscono la galassia criminale e dirgli grazie. De Laurentiis ha tracciato un solco in una realtà difficile come quella napoletana: qui il razzismo non sappiamo manco come sia fatto, i colori della pelle o il dialetto parlato sono differenze marginali. De Laurentiis, però, è stato uomo coraggioso nel dire un 'no' fermo alle contaminazioni, alle ingerenze. Il suo modello è quello che hanno adottato prima in Premier e poi quello che ha voluto il Real, cancellando dalla geografia del Bernabeu i razzisti ed i violenti. Il Napoli ha tanto da imparare dalla Juventus: questa storia insegna che anche la Juventus ha qualcosa da imparare dal Napoli, senza aspettare Report o quello che dirà la magistratura.