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“Le urla di Gattuso arrivano, chiare e distinte, anche all'esterno del centro tecnico”: gli inviati a Castel Volturno raccolgono e descrivono i primi giorni dell'avventura di Ringhio, anche attraverso le corde vocali dell'ex tecnico del Milan che vibrano, che si fanno sentire in modo poderoso. Quello che, però, si fa sentire ancora di più è lo sforzo, la fatica che Gattuso sta facendo percepire ai suoi calciatori. Se nella gestione Ancelotti filtrava uno scarso carico negli allenamenti, in due sessioni sembra esser cambiato tutto. Perché, dagli stessi calciatori filtra quella stanchezza, anche qualche dolorino per l'intensità, mai avvertita in precedenza.

LE VEDOVE DI CARLO - I primi passi del Gattuso allenatore del Napoli sono quelli giusti: tutta roba che non conta nulla se contro Parma e Sassuolo non inizieranno ad arrivare punti pesanti. Francamente, trovo ridicolo e pretestuoso sostenere l'inadeguatezza di Gattuso vista l'esiguità del curriculum: le migliori versioni del Napoli di De Laurentiis si sono viste con allenatori che a Napoli hanno forgiato il loro CV. Forse, sarebbe giusto pensare che Ancelotti aveva ed ha (anche alle falde del Vesuvio) coltivato tanti amici e che questi amici indirizzano lo stuolo di vedove e vedovelle, così come lo era per Sarri. La prostituzione intellettuale non è mai finita: sono tuo amico, te lo dimostro così. Già provo un senso di vicinanza umana nei confronti di Gattuso che dovrà sopportare il peso di una città a lutto: da un lato le vedove sarriane, dall'altro quelle ancelottiane.
BASTA PIAGNISTEI - La scelta di togliersi il velo nero e provare a guardare ai fatti, giudicare quelli, come ad esempio il fallimento di Ancelotti o la volontà di Sarri di lasciare Napoli, sarebbe il primo passo per un'analisi scevra da condizionamenti. Ora, lasciare a Gattuso la possibilità di esser se stesso, di provare a ribaltare una stagione deludente, di trovare la chiave tattica per esaltare questa squadra è il minimo sindacale: possibilmente senza pregiudizi e piagnistei preconcetti.