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Dietro un sorriso spento, dietro qualche battuta anche ben riuscita, dietro un'analisi anche lucida ma stranamente spietata, Maurizio Sarri ha mostrato quella frustrazione che diventa intrinseca di ogni allenatore che non sente propria la squadra, che non trova il gusto di allenarla, che non percepisce la sua concreta impronta in un gruppo che non si sacrifica, in una squadra che, prendendo in prestito le stesse parole di Sarri in sala stampa risulta “blanda, troppo sicura di vincere”. Non c'è nulla di combattivo in questa Juventus, non c'è niente di rivoluzionario. Tutto il contrario, l'esatto opposto di quello che è il Napoli. Questo Napoli, quello che da ieri sera è il Napoli di Gennaro Gattuso. Uno che a Napoli, ora, ci sta benissimo, uno che inizia a sentire propria la sua squadra, uno che l'ha rivoluzionata e che ci sente lo spirito combattivo dopo la ferita aperta con la Fiorentina, dopo lo screzio con un adirato De Laurentiis che, forse, iniziava già a sentire la mancanza di Carlo Ancelotti. Due gare, due vittorie, fatte con il ritorno del San Paolo, quello vero, quello con gli ultras che sono un bene, quasi sempre, di questo sport: perché iniettano passione, sentimento, coraggio.

COPIA ED INCOLLA - Gattuso, nel pre-gara, aveva definito Sarri uno dei più grandi maestri in circolazione e ne aveva esaltato le doti, spiegando di rifarsi all'attuale allenatore bianconero per tanti aspetti. In effetti, è con il sarrismo, è con i principi sarriani del tempo partenopeo che Gattuso ha battuto Sarri, che ha mostrato come quello di Napoli era Sarri, quello della Juve è un allenatore quasi qualunque, anche se vincerà tutto. Per una squadra senza campioni, senza giocatori dalle doti tecniche e fisiche come quelle juventine, serve un'anima, una fisionomia, un'identità. In questo mese e mezzo, tra tante sconfitte e mille critiche, Gattuso ci sta credendo, sta costruendo un percorso che realizzi la sua idea, che faccia in modo che la maggior parte dei calciatori in rosa possano interpretare quell'idea e trovarne un plus, riscontrare la possibilità di un valore aggiunto a quello che è il loro rendimento medio. Insomma, quello che fa meravigliosamente Gasperini, quello che ha fatto, ancor più meravigliosamente, Sarri a Napoli.