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Tutti i presidenti-filosofi che stanno attaccando il Napoli, che lo stanno additando come il club che ha "rotto i patti" e che va colpito con la sconfitta a tavolino (oltre alla penalizzazione in classifica) come forma di punizione esemplare a mo’ di insegnamento per altri, eventuali e futuri ribelli, come commenteranno quando accaduto al prode Cristiano? Ma soprattutto, cosa avrebbero detto se al posto del ricco e recalcitrante Ronaldo costretto all’isolamento fiduciario eppure in fuga dallo stesso per raggiungere la sua nazionale, ci fosse stato il più umile Osimhen? 

A parti invertite, lo so io cosa avrebbero detto i moralisti sabaudi che non vedono mai la trave nel loro occhio eppure criticano la pagliuzza nell’orbita oculare altrui. Risparmio le offese razziste con le quali i servi della gleba avrebbero inondato la pattumiera social, ma i paladini di Carlo Magno Agnelli avrebbero additato l’attaccante nigeriano ed il Napoli come "i soliti napoletani”" che non rispettano le regole. Invece, silenzio. Nessuno che azzardi la benché minima critica, nessuno che sollevi davvero il problema per come si manifesta adesso: il Covid è un’insidia che non risparmia nessuno ed i calciatori devono capire che non possono condurre la vita di sempre. Soprattutto i campioni dovrebbero dare il buon esempio, dovrebbero evitare comportamenti dannosi a tutto il movimento sul quale vivono milioni di persone. 
Perché se dovesse chiudere il campionato, Ronaldo e tutti quelli come lui se ne fregherebbero altamente, visto il patrimonio accumulato in questi anni. Dovrebbero pensare piuttosto a quale fine faranno le famiglie dei magazzinieri, degli autisti, degli impiegati di concetto della Juventus e degli altri club, costretti a restare senza stipendio e senza disporre di conti correnti belli gonfi. I calciatori, principalmente i campioni, devono pensare che svolgono anche un ruolo sociale, sia perchè la gente guarda a loro con una volontà di emulazione, sia perchè hanno l’obbligo di sentirsi sulle spalle la responsabilità delle vite degli altri. Il calcio non è più solo un gioco, ormai è una tra le industrie più produttive al mondo. Anche loro, i calciatori, sono delle aziende nelle quali lavorano tante persone e molti giovani. Non è più il tempo di scherzare con il Covid, il campionato non si può fermare e per andare avanti è necessario che i protagonisti principali, i calciatori, abbiano comportamenti responsabili soprattutto fuori dal campo di gioco.