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E’ la stagione delle paperissime dei portieri e non soltanto nel nostro campionato. Dopo i clamorosi svarioni - in ordine di distruzione - del napoletano Meret, dell’interista Radu e del fiorentino Terracciano, martedì sera nella semifinale di Champions League il portiere del Villarreal, Rulli, ha spalancato le gambe, e quindi la porta, favorendo il successo del Liverpool. Per rimanere in ambito europeo, non si può ovviamente dimenticare che il primo a inaugurare questo incredibile festival degli errori è stato l’ex milanista Donnarumma, decisivo nell’eliminazione del Psg contro il Real Madrid. E allora, ripensando a queste vittime più o meno illustri, è ancora più facile sottolineare la grande stagione di Maignan, che consideriamo il vero simbolo del Milan capolista, persino più di Tonali già designato capitan futuro e anche più di Leao, che è riuscito a superare gli specialisti Ibrahimovic e Giroud nella classifica dei marcatori.

Pochi, al di fuori dei dirigenti che lo hanno scelto, conoscevano Maignan e quindi era legittimo coltivare dei dubbi sul suo inserimento in una squadra e in un campionato nuovi, con la responsabilità di sostituire Donnarumma, decisivo nel successo europeo della nostra Nazionale. Maignan, invece, si è rivelato il migliore degli otto acquisti estivi del Milan, non a caso l’unico titolare indiscusso e soprattutto sempre più apprezzato. Per motivi diversi, infatti, i vari Florenzi, Ballo-Touré, Bakayoko, Messias, Pellegri e lo stesso Giroud si sono rivelati semplici, anche se utili, alternative. Maignan, al contrario, si è guadagnato subito la stima di tutti, di Pioli ovviamente, dei compagni e dei tifosi, dimostrandosi bravo con le mani e con i piedi, spesso decisivo e soprattutto continuo nel suo rendimento.
E’ vero che tutti i titoli e le foto dell’ultimo successo contro la Fiorentina sono stati dedicati a Leao, autore del gol del successo, ma è altrettanto vero che poco prima Maignan aveva compiuto un ennesimo capolavoro, respingendo il colpo di testa ravvicinato di Cabral, ed è facile immaginare che sullo 0-1 sarebbe stato molto più difficile vincere. Al di là di questo episodio, le cifre che in certi casi non ingannano ricordano che Maignan è stato l’unico portiere di Serie A imbattuto per quindici partite e più in generale che il Milan non incassava così pochi gol dal 2010-2011, guarda caso quando vinse l’ultimo scudetto con Allegri in panchina. Per spostare quel triangolino tricolore dalle maglie nerazzurre a quelle rossonere mancano sette punti e una delle condizioni indispensabili per rendere più facile il trapianto è quella di mantenere chiusa la porta nelle tre partite che rimangono contro il Verona, l’Atalanta e il Sassuolo. Un compito che sicuramente non spaventa Maignan, perché se la calma è la virtù dei forti, grazie al suo carattere, lui è fortissimo e come se non bastassero le sue qualità tra i pali è anche un portafortuna capace di compiere imprese apparentemente impossibili.

Ricordare, per credere, che un anno fa diventò campione di Francia con la maglia del Lilla capace di staccare il più forte Psg. Al suo arrivo in Italia tutti consideravano favorita la Juventus, poi è diventata favorita l’Inter. I fatti, che contano più dei pronostici, dicono invece che a tre giornate dalla fine in testa c’è sempre il Milan, grazie anche alle decisive parate di Maignan. Con tanti saluti a Donnarumma e alle paperissime degli altri .