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Il calcio italiano dichiara guerra al razzismo. Per questo ha cambiato il codice di giustizia sportiva, superando il concetto di "responsabilità oggettiva" per i club che collaborano. 

L'articolo 6 prevede che le società siano "direttamente" responsabili dell'operato di chi le rappresenta, dei propri tesserati, dipendenti e sostenitori, ma nell'articolo 7 si inseriscono "scriminanti o attenuanti". Se le società recepiscono e mettono in atto una serie di linee guida (che naturalmente non riguardano solo il razzismo, ma per esempio prevedono di dotarsi di un codice etico e misure disciplinari interne), il giudice può valutare se limitare o annullare le responsabilità. Non c'è alcun automatismo: vanno dimostrati "l'adozione, l'idoneità, l'efficacia e l'effettivo funzionamento del modello di organizzazione". 

Il presidente della Figc, Gabriele Gravina ne ha parlato col ministro dello Sport, Spadafora: "Abbiamo condiviso l'idea di una collaborazione trasversale e perfezioneremo un protocollo".