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Non è un paese per portieri, l'Italia. Non lo è più come una volta, almeno. La Serie A scopre di avere meno della metà dei portieri made in Italy. Teoricamente - e al netto di variazioni dovute a mercato e scelte tecniche - oggi i titolari italiani della 20 squadre di A sono 9. Quasi tutti di comprovata fama, quasi tutti assai affidabili. Gollini (Atalanta), Cragno (Cagliari), Donnarumma (Milan), Meret (Napoli), Audero (Sampdoria) sono tutti Under 25 con una esperienza già significativa (per alcuni eccellente). Il 28enne Sepe (Parma) dopo un solo campionato di A da titolare ha dimostrato di meritare la categoria, i 32enni Consigli (Sassuolo) e Sirigu (Torino) sono i due veterani della pattuglia, mentre Marco Silvestri a 28 anni si trova responsabilizzato del ruolo di primo portiere del Verona, lui che in A ci ha giocato una manciata di partite tra Cagliari e appunto Hellas Verona e che ha speso le stagioni più consistenti della sua carriera in Inghilterra, al Leeds, in Championship. L’anno scorso ha difeso la porta gialloblù in Serie B, quest’anno deve dimostrare di saper assorbire il salto di qualità.

Ma in porta in Serie A si parla straniero. Skorupski (Bologna), Radu (Genoa, dove l’ha lasciato in prestito l’Inter che vede in lui il portiere del futuro), Handanovic (Inter), Szczesny (Juventus), Strakosha (Lazio) e Musso (Udinese) hanno conservato il loro posto. Berisha dopo gli anni di Bergamo cercherà alla Spal la continuità che non ha avuto prima, mentre la Fiorentina ha deciso di puntare su Dragowski, che già in Viola aveva vissuto un triennio di formazione (era stato acquistato per 2 milioni). La retrocessione dell’Empoli non ha inciso sul suo destino personale: il polacco, ad appena 21 anni, ha colpi da grande portiere, vale la pena dargli una possibilità anche perché Lafont non dava garanzie necessarie.

Le novità più rilevanti riguardano le porte di Lecce e Brescia, due neopromosse. Il Lecce si affida al brasiliano Gabriel, che ha chiuso la scorsa stagione (bene) a Perugia. A 27 anni Gabriel non più permettersi di sbagliare. Qualche anno fa veniva considerato l’erede di Dida, poi qualcosa - nel suo percorso professionale - si è inceppato. Ha girato molto, Milan, Carpi, Napoli, Cagliari, Empoli e infine Perugia, senza però mai riuscire a trovare la sua dimensione. Il Brescia invece ha scelto Jesse Joronen. E’ un portiere finlandese di 26 anni che dopo un periodo in Inghilterra (Fulham, Accrington Stanley e Stevenage in terza serie inglese), ha giocato con continuità solo nelle ultime due stagioni, in Danimarca. Lo ricordiamo nel turno preliminare di Champions, quando è stato decisivo per il passaggio del turno del Copenhagen, ai danni dell’Atalanta. E’ costato 5 milioni ed è il terzo acquisto più costoso delle Rondinelle, dopo due nomi che hanno fatto la storia del Brescia: Luca Toni e Andrea Caracciolo. Cellino ci ha creduto, tocca a Jesse ripagarlo.

Chiudiamo con la Roma, che tra i pali da anni non ha pace. Eppure di ottimi portieri, da Alisson a Szcezsny, ne ha avuti; mentre altri (Julio Sergio, Stekelenburg, Goicoechea fino ad Olsen) non hanno mai convinto fino in fondo. Il nome nuovo è quello di Pau Lopez Sabata, numero uno spagnolo che a 25 anni ha giocato praticamente solo in patria, prima con l’Espanyol e poi con il Betis, dove si è messo in luce: l’unico tentativo all’estero è stato inglese, quando per un anno ha fatto la riserva (senza mai giocare) al Tottenham. I 30 milioni sborsati dalla Roma fanno di lui il portiere più pagato nella storia del club giallorosso. Prima di lui il record apparteneva a Ivan Pelizzoli, acquistato nel 2013 dall’Atalanta per 13,5 milioni.