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Romelu Lukaku vuole tornare a vestire la casacca dell'Inter. Esattamente a un anno da quella famigerata cessione al Chelsea, in cui il nazionale belga dichiarò apertamente di voler tornare in quella che definiva la sua casa. Una stagione non semplice, però, per il nativo di Antwerpen, che ha timbrato il cartellino in solo 8 occasioni nelle 26 gare collezionate di Premier League. Cifre, queste, che non rendono giustizia ai 115 milioni investiti dal Chelsea per assicurarsi le prestazioni dell'ex Inter. Difatti, il classe 1993 si è già pentito della scelta fatta ed è pronto a tornare sui propri passi. Il numero 9, però, è solo l'ultimo di una lunga lista di pentiti: vediamo quali. 

BONUCCI - Leonardo Bonucci nel corso degli ultimi anni è diventato l'archetipo del traditore, passato agli annali come il Giuda moderno. Alla fine della stagione 2016/2017, dopo un anno caratterizzato da diverse diatribe e conflitti a causa del rapporto con Max Allegri, nel corso dell'estate il centrale difensivo chiede la cessione alla Juventus. Sulle sue tracce ci sono diversi club stranieri, come il Manchester City, ma il nazionale italiano, prendendo in considerazione le necessità della propria famiglia vuole rimanere in Italia. Il Milan, che ha appena cambiato proprietà ed è forte di un budget molto rilevante sul mercato, si fionda sul giocatore e lo porta a Milano per 40 milioni più 2 di bonus. Per il numero 19, però, non fu un anno semplice, costellato da prestazioni sotto la media, da un amore mai sbocciato con la tifoseria e da risultati di squadra molto deludenti per quelli che erano stati gli orizzonti a inizio anno. Nel 2018, difatti, alla fine di una stagione a dir poco travagliata, il difensore classe 1987 chiamò la Juventus per tornare a casa, e, con l'operazione che portò Gonzalo Higuaìn e Mattia Caldara a Milano, riuscì a tornare a vestire bianconero.

SHEVCHENKO - Andriy Shevchenko, dopo aver vinto tutto quello che poteva vincere con il Milan, risultando il trascinatore indiscusso dei rossoneri, nel 2006 decise di andare a Londra per vesitire la maglia del Chelsea. Un'operazione, quella, che crepò diversi cuori rossoneri, che vissero il passaggio del nazionale ucraino al club di Roman Abrahamovic come un vero e proprio tradimento. Al Milan, in quell'operazione, andarono circa 45 milioni di euro, e al giocatore circa 9 milioni di euro a stagione. Un'avventura, quella di Sheva in Inghilterra, andata molto male. Il numero 9, complici diversi problemi fisici, riuscì a segnare solo 9 reti in 47 partite, durante 3 anni vissuti a Londra. Nell'estate del 2008, dopo un periodo più che turbolento, il classe 1976 decise di vivere gli ultimi anni della sua carriera a casa, nel Milan, anche se non riuscì più a tornare nella sua migliore forma e arrancò anche a Milano.
RUSH - Il passaggio di Ian Rush alla Juventus fece molto clamore, essendo che il nazionale gallese aveva il compito di sostituire le Roi Michel Platini. Rush, arrivato per 3,2 milioni di euro, si portava dietro anni vissuti da trascinatore assoluto a Liverpool, dove riuscì a segnare la bellezza di 139 reti in 224 partite. Numeri da fenomeno assoluto, che facevano auspicare grandi prospettive per la Juve di quell'anno. Nonostante ciò, la stagione vissuta in bianconero da Rush fu tutt'altro che semplice. L'ex attaccante del Liverpool mise a referto 7 gol in campionato e 14 in totale nel corso della stagione, dopo aver collezionato 39 presenze. Numeri abbastanza deludenti, per quelli che furono i presupposti estivi. L'attaccante gallese fu rivenduto al Liverpool per 2,8 milioni di euro. Rush, una volta terminata la sua esperienza in Italia, disse che il problema nel campionato italiano fu che "tutti parlavano italiano". Sicuramente non un'operazione vincente, questa, per la Vecchia Signora.  

HUMMELS - L'estate del 2016 Mats Hummels decide di recidere le radici che lo tenevano ancorato al Borussia Dortmund e di dirigersi al Bayern Monaco. In un lasso di tempo brevissimo, però, la carriera di uno dei più promettenti difensori del panorama europeo viene totalmente ridimensionata. Difatti, nonostante diverse prestazioni collezionate, il rendimento del classe 1988 è in continuo calo e l'ambiente della Baviera non gli concede grandi attenuanti. Di conseguenza, dopo tre anni vissuti tra più bassi che alti, decide di tornare a Dortmund per ritrovare l'ambiente che gli aveva dato fiducia lanciandolo nel calcio dei grandi