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Non ci sono rimasto male, no. Ci sono rimasto malissimo. Questa volta avevo indovinato un pronostico, sapevo che tra Germania e Argentina avrebbero vinto i crucchi. L’ho detto anche al mio amico bagnino che imperterrito si ostinava a chiedermi "chi vince?", all’ amico giornalista che per colpa mia aveva ostinatamente scommesso sul Belgio e al mio amico storico, il prof Pierangelo che con britannica ostinazione (è di Campomorone anche lui, ma crede di essere nato a Piccadilly) continuava a tifare Inghilterra, anche quando gli inglesi avevano fatto i bagagli, la peggior squadra vista a Brasil 2014, anche peggio di Balotelli e della masnada di balordi azzurri visti in campo tra Manaus, Recife e Natal. La magnifica ostinazione dei tre e il fatto che avessi parecchio da fare per Il Secolo XIX (il bel giornale che mi paga e mi permette di non passarmela male) mi hanno convinto a desistere: l’ho detto, ma non l’ho scritto, al Maracanà (l’accento giusto sul mio computer non lo trovo, quindi accontentatevi di questo accento grave sbattuto sulla "a" finale) avrebbero vinto i crucchi. Hanno vinto, non perché lo meritassero, ma perché lo sapevano. Loro sanno quasi tutto: come si costruiscono inumane tragedie (ma su questo credo e spero che i giocatori in campo non abbiamo responsabilità), come si fanno automobili, come si costruiscono squadre vincenti avendo il coraggio di perdere 8 anni fa un Mondiale in casa.  Se dopo la Spagna i tedeschi apriranno un nuovo ciclo allora per gli altri saranno guai: potranno andare avanti anche 300.000 chilometri.  Detto questo mi fermo, perché già altri e qualificati commentatori continueranno a imperversare sul nuovo Miracolo Tedesco. Quello che non ha azzeccato un pronostico (tranne uno) dirà per chiudere l’appuntamento Mondiale (ah, grazie di avermi seguito, anche qui avevo sbagliato previsione) solo due cose. Primo: non è stato un grande Mondiale, ha vinto la squadra più affidabile, la sorpresa è stata la Colombia e pure il catenaccio della Costa Rica. Insomma, non è stato un mese di calcio indimenticabile. Secondo: l’arbitro italiano di Argentina contro Germania ha arbitrato male, molto male, lo diciamo io, il bagnino, il mio amico anglo-campomoronese (soprattutto lui) e anche il mio amico giornalista. Dunque sarebbe inspiegabile capire perché l’arbitro Rizzoli sia stato santificato dai comunicatori di massa, ma in verità una spiegazione c’è: gli italiani tendono a glorificare i loro insuccessi all’estero, i tedeschi all’estero cercano di vendere le loro automobili. Ora vi lascio, piove, ma il bagnino mi ha portato la sdraio. E Pierangelo ha fatto il the. Lo serve alle cinque, ma che palle: certe tradizioni mi annoiano più di un altro Mondiale che mi lascio alle spalle.
Giampiero Timossi (giornalista Il Secolo XIX)
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