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Mancini è stato molto chiaro e diretto: l’Italia riparte contro la Germania, non aspetterà settembre. Peraltro non può: ci sono da giocare 4 partite in 11 giorni e con l’aria che tira dopo Wembley il rischio è quello di fare collezione di brutte figure. Se la Macedonia ci aveva spinti all’inferno (pensiamo peraltro cosa sarebbe successo col Portogallo) l’Argentina ci ha spiegato che risalirne non sarà semplice.

Congedato Chiellini, salutati Insigne e Jorginho, Emerson e Bernardeschi si spera per sempre, Mancini è stato preso in contropiede dal forfeit non giustificato di Lazzari e Zaccagni, ma tant’è: capita quando le convocazioni in azzurro sono gite premio allargate anche a 50 giocatori, impensabile ai tempi in cui Mancini stesso giocava (e c’era chi criticava Sacchi, facendo la conta dei suoi debuttanti in azzurro, dato allora letto come sinonimo di confusione). L’auspicio è di non rivederli mai più.

Il sondaggio di calciomercato.com è senza appello: su oltre 3500 lettori votanti, più del 90% ha detto che anche Leonardo Bonucci dovrebbe chiudere qui la sua lunga parabola azzurra. Contro la Germania il capitano della Juventus potrebbe partire in panchina, turnover da fine stagione, sostituito da Acerbi, 34 anni. Già così si capisce che c’è qualcosa che non va. Colpa di Mancini? Non solo. Mancano le alternative, in difesa ma non solo. In attacco forse la situazione è persino peggiore. Colpa dei club? No, colpa dei giocatori, che non ci sono. I giovani quando sono bravi giocano e s’impongono. Lo dimostra l’abbondanza che c’è in mezzo al campo, dove l’errore sarebbe continuare a puntare su chi ha fallito la qualificazione al Mondiale.
Negli uomini, quella che affronterà la Germania sarà un’Italia completamente differente da quella naufragata contro l’Argentina. Il rischio è quello che una formazione quasi sperimentale prenda un’altra imbarcata contro un avversario più forte – e ormai abbiamo capito che tanti sono più forti di noi – e che ha molte rivincite da prendersi contro l'Italia, per cui non avrà certo comprensione del nostro momento, anzi.

La federcalcio ha esposto Mancini alla brutta figura dialettica sull’eventuale ripescaggio: se mai l’Ecaudor sarà escluso da Qatar 2022, al suo posto non andrà la migliore squadra del ranking (l’Italia), come ha detto Mancini, ma una tra Cile e Perù, per ragioni di “pesi” tra le varie confederazioni continentali. Gravina lo sapeva, avrebbe dovuto saperlo anche il ct. Una banale dimenticanza o un sintomo di allineamento non più così perfetto come dopo l’eliminazione di Palermo?

Nel post Macedonia, a Mancini è bastata una notte per decidere di proseguire nel cammino azzurro, forte del grande credito maturato col titolo europeo (e di un consenso forse più ampio tra i media che tra i tifosi). Gravina aveva fatto persino prima, dichiarando addirittura alla vigilia della partita che non si sarebbe dimesso anche in caso di non qualificazione. Profetico. La Nations League, che normalmente conterebbe poco e certo molto meno di un Mondiale, può stravolgere tutto e rimescolare certezze: 2 volte la Germania, più l’Inghilterra e l’Ungheria. A metà giugno sapremo quel che sarà della nostra Nazionale: il ct non si dimetterà mai, ma qualcuno potrebbe decidere per lui. E De Zerbi intanto non sta prendendo impegni...