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Comincia bene, il Napoli. Due gol e tre punti a Parma, contro quel Parma che nel campionato scorso l’aveva fatto piangere due volte. Ma per un’ora e passa non è facile per la squadra di Gattuso. Fatica parecchio, infatti, e solo dopo un’ora e dando finalmente spazio ad Osimhen trova la soluzione ai suoi dubbi e alle sue sofferenze.

In avvio no. In avvio, anche se la stagione è nuova, le idee sono quelle antiche. Persino le due formazioni sono quelle d’una volta. Ma se è questione di necessità quella del Parma, ancora spettatore sul mercato degli arrivi, è questione di scelte quella degli azzurri, visto che Gattuso  mette in panchina cento e passa milioni di freschi investimenti. Osimhen, Petagna e Rahmani, infatti, restano a guardare. E se se l’aspettavano il difensore e l’ex bomber della Spal, di sicuro mastica amaro il nigeriano. E amaro avrà masticato pure De Laurentiis, afflitto, probabilmente da una domanda ovvia e sacrosanta: ma perché ho speso tutti quei quattrini se poi non cambia niente là davanti? Se giocano i vecchi e il Napoli per un’ora e passa non fa manco un tiro in porta? 

Dall’altra parte s’arrangia con Kucka trequartista, Liverani, il quale ribadisce subito la sua idea di calcio che guarda avanti e che non si piega alla logica del palleggio prolungato e perditempo. Cerca subito gli attaccanti, insomma, il Parma, al quale però mancano - e non poco - la velocità e l’imprevedibilità di Gervinho. Appena può, punta la porta, il Parma, ma il peso tecnico, la somma complessiva della qualità è quella che è e quindi, intelligentemente, Liverani limita innanzitutto i rischi blindando la fase difensiva. E allora: linee di difesa e centrocampo assai ravvicinate, Kucka a frenare Demme e i due attaccanti pronti a vietare a Manolas e Koulibaly d’avviare la manovra con comodità. Conclusione, per un tempo intero il Parma non fa un vero tiro in porta, ma neppure ne fa fare al Napoli, se s’esclude, ma dopo quasi tre quarti d’ora, una sparacchiata di Fabian col pallone che prende la strada del viale al di là del campo.

Napoli imbrigliato, dunque. Napoli che deve accontentarsi, almeno per mezza partita, d’un possesso palla ampio, certo, ma anche inutile e irritante addirittura. Gattuso spera con quei passaggi e passaggetti di trovare Ciruzzo là davanti, ma non accade mai. Per cui il povero Mertens non becca mai un pallone, non ha mai centimetri a disposizione per inventare una giocata. Così come Insigne, mentre Lozano, in avvio il più vivace,  è spesso costretto a fare il difensore (lui che non sa farlo) su Pezzella spendendo forze e ossigeno in grandi quantità. Non sfonda, insomma, il Napoli. Non sfonda perché puntualmente sbatte il muso contro il muretto tirato su da Liverani, favorito anche da un Hysaj, il quale, pur mancando Gervinho dall’altra parte, non va a sovrapporsi mai ad Insigne. Dovrebbe darsi una mossa, Gattuso. Dovrebbe rivedere il disegno  e magari sguinzagliare Osimhen in campo sperando in qualche cross dai lati, e invece non accade nulla pure quando il Napoli torna in campo per il secondo tempo. Per un’ora palleggia inutilmente con le proprie idee, l’allenatore azzurro. Poi quella mossa finalmente se la dà. Ed è la più coraggiosa della lista. La più esagerata. Quella che potrebbe essere anche la più pericolosa: fuori Demme e dentro Osimhen. Addio quattro-tre-tre e via libera ad un quattro-quattro-due o, se si vuole, un quattro-due-quattro con Fabian e Zielinski mediani, loro che mediani non lo sono.

Tutti avanti: questo il nuovo modulo. Disegno del coraggio o della disperazione, se si vuole.  Che cosa succede? Succede che non passano manco due minuti e il Parma alza bandiera bianca. Succede che Osimhen cambia il corso della gara. Che con lui trovano forza e coraggio tutti quanti. Succede che su cross di Lozano e fetecchiosa respinta di Iacoponi, Mertens piazza il destro e segna. E’ così che il Parma che davanti al suo nuovo presidente voleva “fa’ l’americano”, perde testa e identità. Scompare. S’arrende inopinatamente. E il Napoli fa quello che vuole. Centra un palo con Insigne (68’) e poi (77’) raddoppia pure. E’ sempre Lozano che ruba palla (ma che errore Iacoponi!), scatta e tira. Respinge (maluccio) Sepe e Insigne da due metri non perdona.

Un altro Napoli, insomma, con l’ingresso di Osimehn. Già, ma è  realistico pensare che Gattuso per vincere possa giocare sempre con quattro attaccanti e due falsi mediani? No, non  si può pensare. 


IL TABELLINO

Parma-Napoli 0-2 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 18’ s.t. Mertens (N), 31’ s.t. Insigne (N)

Parma (4-3-1-2): Sepe; Pezzella, Alves, Iacoponi, Darmian; Hernani, Brugman (23’ s.t. Dezi), Grassi; Kucka; Inglese (23’ s.t. Karamoh), Cornelius. All. Liverani

Napoli (4-3-3): Ospina: Hysaj, Koulibaly, Manolas, Di Lorenzo; Zielinski, Demme (16’ s.t. Osimhen), Fabian Ruiz (37’ s.t. Elmas); Insigne, Mertens (43’ s.t. Petagna), Lozano (37’ s.t. Politano). All. Gattuso

Arbitro: Maurizio Mariani

Ammoniti: 34’ p.t. Demme (N), 35’ p.t. Darmian (P), 14’ s.t. Alves (P), 27’ s.t. Pezzella (P), 29’ s.t. Kucka (P)