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In casa Napoli si resta in trepidante, speranzosa, attesa della risposta definitiva di Victor Osimhen. L'attaccante del Lille non ha ancora sciolto le riserve sulla proposta contrattuale (2,5 milioni più bonus a stagione) inoltrata dal club di Aurelio De Laurentiis, l'"ultimatum" fissato inizialmente a metà settimana è stato posticipato, perché la trattativa col suo entourage e con la formazione francese - che continua a chiedere circa 70 milioni di euro per farlo partire - prosegue. Come ha ammesso anche il direttore sportivo del Napoli Cristiano Giuntoli ieri, prima della partita col Genoa. Gli azzurri mantengono un moderato ottimismo di chiudere l'affare, ma nel frattempo Osimhen ha confessato le sue ambizioni future nell'intervista concessa al podcast The Out of Home.

Dopo l'esplosione in Belgio a Charleroi e la prima positiva stagione in Ligue 1, il nigeriano ha bene in mente i suoi propositi per il prosieguo della carriera. Ecco le sue parole, riportate da calcionapoli24.it: "Voglio giocare in uno dei maggiori club del mondo, vincere la Champions League, vincere qualcosa con la Nigeria. Voglio vincere, spero non sia un sogno troppo grande. Un attaccante che idolizzo? Ce ne sono alcuni che mi piacciono molto: penso che posso rubare qualche movimento a Didier Drogba, anche se non gli assomiglio molto come tipologia di giocatore. Alcune curiosità su di me? Dormo un sacco, fino alle prime ore del pomeriggio quando c’è un giorno di riposo. E mi piace tantissimo il cibo. Mi piace la lasagna e la pasta, qualche volta sono stato a Bruxelles per trovare piatti che ricordano la mia terra. I miei hobby oltre il calcio? Mi piace la moda e la musica, nonché occuparmi di alcuni business con i miei fratelli e sorelle. Mi piace molto la musica, ma se non fossi diventato un calciatore avrei avuto certamente alcune cose di cui mi sarei occupato".
Osimhen ha ricordato anche i suoi difficili inizi, legati a un'infanzia piena di difficoltà in Africa: "Ho perso mamma quando ero molto piccolo ed un mese dopo la sua perdita mio padre perse il lavoro. A quel punto abbiamo iniziato a vendere acqua nella nostra strada, ma avevo dei sogni da voler realizzare. La storia è molto lunga, avevamo problemi nel mangiare ma nella mia mente c’era la fiducia necessaria nel credere che qualcosa sarebbe cambiato. Per me aver avuto un sogno in mente è stato qualcosa che mi ha portato ad andare avanti e a non mollare. Ricordo che quando riuscimmo a trovare un appartamento, papà mi lasciava giocare nella squadra della zona. Mia sorella mi ha accudito e non mi ha fatto mancare niente, provava a rendermi felice nonostante la situazione. Così come papà, sebbene perse il lavoro e senza stipendio cercava di riuscire a mandarci avanti. Quando mamma è morta è stato difficile, ma qualsiasi somma riuscissimo a recuperare la usavamo per comprare del cibo".