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Luca Cattani, come si diventa direttore sportivo del Palermo dopo essere stato giornalista televisivo?
'Un bel salto, ma non è così inusuale. Le faccio un paio di esempi. Enrique Antero, il direttore generale del Porto, ha iniziato come addetto stampa. Era un giornalista anche Pini Zahavi, uomo di fiducia di Abramovich'.

Direttore sportivo a soli trent'anni. Ancora più singolare.
'È vero, ma non significa essere un prodigio. Diciamo che al Palermo c'erano dei problemi e io sono lusingato dal fatto che il presidente Zamparini abbia pensato anche a me per risolverli'.

È vero che a parlare di lei a Zamparini è stato Moggi?
'È vero, ma io conoscevo da Zamparini già da tempo e vorrei anche precisare che non sento Moggi ormai da anni'.

Che effetto fa essere promosso sul campo?
'L'ho saputo dalla conferenza stampa del presidente. Non è molto diverso da quello che è successo l'anno scorso quando andò via Sabatini. Il presidente divise i compiti tra me e Massara. Adesso sarà più difficile visto che Massara non è più nel Palermo e dovrò fare da solo'.

Comunque ha avuto dei buoni maestri.
'Se oggi sono un direttore sportivo lo devo a Sabatini e Sogliano. Mi hanno seguito passo passo facendomi crescere e spiegandomi tutto quello che dovevo sapere del mestiere'.

Quando Zamparini dice 'qui comando io' che cosa pensa?
'Lavoro con Zamparini da quattro anni e so che è una persona che delega tantissimo. Però gli piace il confronto, il dialogo, il contraddittorio. È uno che ti dice di sì, ma vuole sapere perché ti sta dicendo sì'.

In questi quattro anni con il Palermo lei ha girato il mondo per scovare i talenti rosanero del futuro. Il trolley le manca?
'Ancora non ho avuto il tempo per razionalizzare quello che mi sta capitando. Mi sa che se le cose andranno male più che per il mondo mi faranno girare su Saturno o su Marte'.

Preoccupato che le cose possano andare male?
'Assolutamente no. Questa è una squadra fortissima. Una squadra fatta di veri uomini. In squadra c'è gente come Miccoli che sabato sera non stava bene ma è andato in panchina perché era pronto a dare una mano se fosse stato necessario. C'è gente come Migliaccio che ha preso subito una botta in testa e non ha arretrato di un millimetro lottando sino al novantesimo'.

E poi c'è Mangia. Che rapporto ha con lui?
'L'ho conosciuto quest'estate quando Sogliano stava allestendo la formazione Primavera. Un lavoro, tra l'altro, fatto benissimo. Da venerdì scorso il nostro rapporto è diventato molto intenso. Siamo stati a cena insieme alla vigilia della gara, siamo stati tutta la sera a parlare'.

Di calcio?
'Più che altro ho cercato di trasmettere a Devis quello che è il mio senso di appartenenza alla squadra. Che cosa significa far parte di una società come il Palermo'.

Lei ha trent'anni, Mangia trentasette. La giovane età può essere la vostra arma in più?
'In noi c'è freschezza ed entusiasmo. Tutte cose che vedo Mangia trasmettere alla squadra con grande convinzione'.

Lei ha detto che questa squadra è forte così. Significa che a gennaio non farete niente?
'A gennaio arriveranno due giocatori. Vazquez e Mehmeti. Il primo è un ottimo trequartista simile a Ilicic o a Zahavi. Il secondo è un attaccante di grande prospettiva. Non dobbiamo pensare che siano i fenomeni che cambiano la squadra. È gente che deve crescere, che deve fare il suo percorso e che diventerà importante per il Palermo'.

Questa squadra dove potrà arrivare?
'Noi abbiamo una impronta di qualità. Il nostro obiettivo è restare nell'élite nazionale ed essere pronti ad approfittare degli eventuali passaggi a vuoto delle nostre concorrenti'.

Ha un rimpianto?
'Sì, quello di non avere trattenuto Celustka. È diventato uno dei terzini più forti d'Europa'.

(La Repubblica - Edizione Palermo)