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Se Zamparini ci avesse pensato prima, se Sabatini l'avesse suggerito quest'estate, se il mese nero di Zenga fosse stato settembre e non novembre. D'accordo, la storia non si fa con i 'se', però con Delio Rossi in panchina fin dalla prima giornata il Palermo avrebbe centrato la Champions League senza passare dai preliminari. Certo, non è colpa di Zenga se a inizio stagione mancava Liverani, uomo chiave con Ballardini e poi di nuovo con Rossi, e nemmeno il fatto che Pastore e Bertolo fossero alla prima esperienza di calcio europeo. Però i numeri condannano la gestione Zenga e quasi santificano quella del successore. L'Uomo Ragno, infatti, si è fermato a 1,3 punti a partita (17 in 13 gare). Continuando con la stessa media il Palermo avrebbe chiuso a 49-50. Altro che Champions, altro che Europa League, cinquanta sono i punti con cui ha chiuso al decimo posto il neopromosso Bari. L'arrivo di Rossi è, sì, coinciso col rientro di Liverani e con l'ambientamento di Pastore, ma è stato il romagnolo a evitare la cessione di Hernandez a gennaio, (ri)trovare il modulo dei successi di Ballardini (il 4-3-1-2) e piazzare i giocatori al posto giusto. Il capolavoro assoluto? Nocerino mezzala sinistra. Non per altro l'ex Lazio viene incensato da più parti (lunedì ha vinto il 'Timone d’oro', premio della sezione Aiac di Arezzo al miglior tecnico) e già da oggi con Zamparini e Sabatini inizia a creare le basi della prossima avventura. Il triplo impegno esige una rosa più larga e una panchina più lunga. Bisognerà fare a meno di Miccoli nei primi tempi, sostituire i tanti partenti e far ambientare presto i nuovi. Il presidente punta in alto: 'Lotteremo per il terzo posto'. Impresa ardua, certo, ma con mago Rossi tutto è possibile e lui, già a Bergamo, non si è nascosto: 'Il gruppo ha margini di miglioramento, il futuro è dalla nostra parte'. (La Gazzetta dello Sport - Edizione Sicilia)