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I no di Iachini a Duncan e a Cherubin. I no di Salerno e Braida a Zamparini. I ‘nì’ di tanti dirigenti e procuratori, che ritengono Ceravolo un interlocutore poco attendibile. Oggi nel Palermo è tutto un rimestare di idee ma soprattutto un procrastinare le decisioni. In buona sostanza, nelle segrete stanze di viale del Fante governa la confusione. Il tempo di gioco messo in cascina con quelle cinque giornate di anticipo nel raggiungimento della promozione è stato sperperato, e guai a chi sperpera tempo: il destino prima o poi si riprende tutto con gli interessi.

Il Palermo rischia di pagare il conto, perché a venti giorni dal ritiro la squadra è la stessa che ha salutato il pubblico dopo lo 0-0 contro il Crotone. O meglio, qualcosa è cambiato, ma alla voce ‘cessioni’: Lafferty si è accasato al Norwich, club appena retrocesso in Serie B inglese che ha investito una bella cifra, consentendo tra l’altro al Palermo di realizzare una dolce plusvalenza. Non una grande perdita, giacché il nordirlandese non era nelle grazie di Iachini né da un punto di vista tecnico - è un attaccante che fatica a imparare il mestiere di attaccante - né comportamentale. E non certo per il ratto del cappellino durante i festeggiamenti-promozione.

In più il budget per la campagna acquisti è più striminzito di quello del governo italiano, che per racimolare quattro denari sta per mettere su il Ministero dei conti della serva. Zamparini ha spiattellato in faccia a Ceravolo e a Iachini il diktat: si farà mercato con poco, prima le cessioni e poi i rinforzi, e veemente niet ai cavalli di ritorno, da Mantovani a Nelson, da Viviano a Labrin. Intanto i tifosi rimuginano sul passato e maledicono il futuro: la fiducia in Zamparini è al minimo storico, i commenti al fiele sui social network spopolano. E mentre il tempo stringe, l’alone del malcontento si allarga.