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Incredibile Rossi. Lasciando da parte il bottino di record messo in banca da quando siede sulla panchina del Palermo - peraltro da lui stesso sciorinato in conferenza stampa rispondendo a distanza a Zamparini - il tecnico riminese ne ha ottenuto uno esclusivo: è passato da genio a qualcosa di molto simile al pirla, tutto dopo la stessa partita, la figuraccia di Bari. 'Meritava 3 così come con il Parma 10+ e a Napoli 2 meno meno con quel cambio al 95'', ha matematicamente sentenziato Zamparini. Che, nel suo florilegio linguesco, ha apostrofato l'allenatore come un 'senza palle' ma un giorno più tardi 'tra i migliori d'Italia'. E allora perché 'il suo lavoro non è soddisfacente', patron dixit? Il vulcanico Maurizio lo ha spiegato lui stesso: 'Ho l'allenonite'.

Il disamore tra i due, ormai, è il segreto di Pulcinella. L'anima del rapporto è tutta in una frase: 'Rossi resta al 99% anche se è in perenne frattura con me'. Zamparini, in pratica, pretende che gli allenatori ascoltino i suoi consigli. Se poi non li applicano, assicura il presidente, non succede nulla. Forse. Zamparini (Palermo gli deve tutto, ricordiamolo sempre) è un Berlusconi in piccolo: sa di capirne parecchio di arte pallonara e vuole mettere il becco in questioni tecniche che non dovrebbero competergli. Se hai bisogno di cambiare lo scaldabagno chiami un idraulico, di solito senza spiegargli come fare; se poi non ti soddisfa, la prossima volta ne chiami un altro. Invece no: Zamparini pretende di 'zamparinizzare' un po' la formazione pur non vivendo quotidianamente la realtà di Boccadifalco. Con l'aggiunta di dichiarazioni velenose a mezzo stampa che il patron non riesce proprio a calmierare. Magari ci riuscisse.

Ecco perché a Rossi, così come a Ballardini in passato, è venuta la 'presidentite'. Il maestro Delio, corroborato dalla sacralità dei numeri, è il migliore condottiero della storia rosanero. Se tanti fiorellini sono meravigliosamente sbocciati e il Palermo gioca un gran calcio, il merito, di sicuro, non è delle favorevoli congiunzioni astrali. Ma nonostante l'evidenza la frizione resta. E tutto lascia pensare che a fine anno le strade si separeranno. Rievochiamo un dato: a Ballardini il contratto fu prolungato il 7 ottobre, dopo solo cinque partite di campionato. Rossi è in scadenza e sia lui sia Zamparini glissano sul rinnovo. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Le divergenze, giusto per non farsi mancare niente, sono eterogenee. Sul mercato presidente e allenatore vanno d'accordo quanto bracconieri e vegetariani. Uno pompa giovanissimi sull'organico più giovane di tutta la Serie A, l'altro vorrebbe qualche certezza in più. E soprattutto che in estate non gli smontassero le certezze costruite duramente, ad esempio cedendo i Kjaer. Panchina cortissima se non nulla, 'battaglie' mediatiche senza più lo scudo Sabatini, pseudo-ordini dall'alto di mantenere bene in vista l'obiettivo campionato lasciando mal debitamente per strada l'Europa League: i pomi della discordia a Palermo pullulano come il colesterolo a Natale.

Con questi presupposti si può ambire alla Champions? Non scherziamo. La competizione più nobile si può raggiungere solo con la progettualità, che alle falde di monte Pellegrino continua a mancare, sebbene sia lì, a un palmo di naso. E poi il Palermo perde troppi punti per strada. Sarebbe bastato battere Cagliari e Lecce in casa e vincere al 'San Nicola' contro i resti del Bari per essere a braccetto con Lazio e Napoli. A proposito di Napoli: la squadra rosanero tecnicamente non è inferiore eppure i punti in meno sono sei. Guarda caso, quelli delle vittorie di Mazzarri oltre il 90'. Champions o no, noi per il 2011 ci accontenteremmo di vedere ancora Rossi a Palermo. Ma dalla 'presidentite' è difficile guarire.