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Un leader silenzioso, alla guida di una delle squadre migliori del 2020. Se il Milan è tornato a lottare per le posizioni che contano, in Italia e in Europa, lo deve anche, se non soprattutto, al suo allenatore, Stefano Pioli. In poco più di un anno, da quando il 10 ottobre 2019 ha ereditato ufficialmente la panchina di Giampaolo, ha portato risultati e dato un'identità a una nobile decaduta che per anni ha avuto quasi paura della sua ombra. Per conoscere meglio il personaggio, l'uomo oltre all'allenatore, Carlo Pallavicino, ex agente del Pioli calciatore, ha raccontato alcuni retroscena della sua carriera da tecnico. Che ha come muri portanti il lavoro, il rispetto per il gruppo e l'umiltà: "Lo presi in procura 30 anni fa, nel novembre del '90, all'epoca stava recuperando dall'infortunio al legamento crociato. Lo vedo ora, che è a casa perché positivo al tampone e mi viene in mente quando era alla Fiorentina e lavorava per tornare in campo. Ha la stessa difficoltà a stare lontano dal calcio".

Ha sempre voluto fare l'allenatore.
"Sì, ho avuto tanti giocatori che oggi allenano, ma nessuno è stato così umile e volenteroso come Pioli. Appena ha smesso di giocare ha scelto di intraprendere la carriera da tecnico. Ricordo bene la sua forte volontà, il suo desiderio. Lo misi in contatto con Oreste Cinquini, sperava di iniziare dalle giovanili del Bologna. Eravano a metà stagione, non c'erano possibilità concrete, non c'erano panchine libere, ma per imparare tutte le mattine partiva da Parma e andava a vedere gli allenamenti di Sergio Buso della Primavera del Bologna, in un campetto di periferia. Con la nebbia, con il gelo, tutti i giorni era lì, a guardare, studiare, prendere appunti, con grande applicazione. E se ne tornava a casa, raramente una parola con Buso, per non disturbare. Ha sempre avuto grande umiltà".

Si aspettava diventasse un tecnico di primo ordine?
"Ammetto che all'inizio ho avuto qualche dubbio. Lo conoscevo bene, c'era e c'è un grande rapporto. E' sempre stata una persona discreta, riservata, temevo non avesse il carattere che poi ha dimostrato in panchina. Quella personalità per gestire uno spogliatoio. Quando lo presentai a Cinquini ero curioso per la ho grande considerazione umana e professionale di Pioli ma non ero così sicuro, a differenza di un altro mio assistito Corini (ora al Lecce ndr), che potesse sfondare da allenatore. Mi sono ricreduto".
 
Salerno e Grosseto, due scelte sorprendenti.
"Andò alla Salernitana in un ambiente difficilissimo dove riuscì a sopravvivere. Il direttore sportivo Longo, pur avendolo scelto, non gli risparmiava critiche pubbliche. Pioli è stato bravo a reggere lo stress. Stesso discorso al Grosseto del vulcanico presidente Camilli. Era finita la sua avventura a Parma e pur di tornare in pista scelse di scendere di categoria, dalla A alla B per prendere una squadra che lottava per non retrocedere. Firmò praticamente in bianco. E' stato un rischio, ma ha avuto ragione lui".

C'è chi lo considera un allenatore troppo buono.
"Pioli è una persona che sa avere una durezza, una determinazione incredibile. E' una persona innamorata del calcio, del proprio lavoro. Sa entrare nella mente dei calciatori, sa toccare le corde giuste. Penso alla vicenda Astori, ha saputo rianimare il gruppo, motivarlo e far ripartire una Fiorentina che era ovviamente sotto shock, ma non è uno 'troppo buono', come viene ingiustamente etichettato. Non c'è solo la carota, quando si tratta di usare il bastone non si tira indietro. Anche da calciatore era così, ricordo un duro confronto nello spogliatoio della Fiorentina. E' una persona caratterialmente molto determinata, ha una capacità innata di anticipare i pensieri altrui. Non soffre i giocatori di personalità. Penso a Ibrahimovic: riesce a ottenere il meglio da lui perché è curioso, sono sicuro che lo sa ascoltare prendere il meglio senza farsi schiacciare dal suo indubbio carisma. Stefano allena da 20 anni eppure è innovativo, moderno, ama sperimentare. Le sue squadre sono la conferma".

Come può aver vissuto le voci su Rangnick?
"Immagino abbia vissuto la situazione con sofferenza, è una persona sensibile, che non riesce a fregarsene. Anche quando è andato via da Firenze gli sono state mosse accuse indecorose, che l'hanno turbato. Quando si parlava di Rangnick ha mostrato grandezza e professionalità. Non ha mai fatto una polemica. Ha con sé 'uno stile Juve' antico, i panni sporchi si lavano in casa. E' un po' l'antitesi di Conte".
Non crede che Pioli si sottovaluti?
"All'inizio, quando faceva le interviste, non guardava mai in camera. Forse era timidezza o magari non dava la giusta importanza all’immagine che oltre alle parole escono dalla sala stampa. Un allenatore non può non essere anche grande comunicatore, purtroppo deve 'sapersi vendere'. Da questo punto di vista ha fatto grandi progressi, ma non chiedetegli di diventare un personaggio. Pioli è un uomo di campo, che mette il lavoro, giustamente al primo posto. La società perfetta per lui è la Juventus, ma vuoi mettere vincere al Milan? Ieri dopo la partita contro la Fiorentina gli ho scritto: “Cioè ora non vorrai mica vincere lo scudetto?".

E lui che ha risposto?
“Questo non si può dire”.