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Gigi Buffon torna al Parma, dove vent'anni fa tutto è iniziato. Nella serata della conferenza stampa e della presentazione ai giornalisti, il portiere ha dichiarato: "Che messaggio volevo dare? L’unico messaggio che ho dato a me stesso è stato quello di conoscermi profondamente per sapere se non ho un coinvolgimento emotivo le cose non mi riescono come voglio. Ho riflettuto venti giorni sulle opportunità che potevo avere e poi ho mandato un messaggio a mia moglie per dirle che sarei venuto al Parma”.

Quante volte ti ha chiamato Maresca per convincerti?
“Con il mister ci siamo sentiti due o tre volte per aspetti prettamente tattici. La nostra interazione è recente, prima avevo bisogno di una ventina di giorni per rilassarmi e ricaricare le pile per fare al meglio la scelta che poteva emozionarmi di più. Mi sento ancora un portiere forte forte ma se il coinvolgimento emotivo è totale. Altrimenti rischio brutte figure e per questo Parma è per me la scelta migliore”.

Cosa è cambiato da quando sei andato ad oggi?
“È cambiato l’uomo, c’è una fase di maturazione che per forza di cose emerge. Quel mio aspetto guascone e irriverente sono riuscito a dominarlo, però me lo tengo per le volte che mi serve un po’ di energia per autoalimentarmi. Ho bisogno ancora di quel ragazzo e di quei sogni per svolgere al meglio la mia professione”.

La tua prima emozione nel tornare a Parma?
“Quando ho fatto le scale per andare nella vecchia sede. Sono passati vent’anni ma sembra ieri ed è incredibile. Poi mi sono sentito orgoglioso perché torno dopo 20 anni ancora da portiere molto importante e pochi possono farlo dopo così tanti anni. Io voglio ripagare la fiducia che questa società ha avuto in me”.

Il Parma non cercava solo un portiere ma anche un uomo che facesse crescere la squadra. Avrai un doppio ruolo, ne sei consapevole?
“Devo essere sincero, questa doppia funzione mi è sempre stata chiesta negli ultimi sei o sette anni. Io devo comportarmi per quello che sono e i miei compagni mi hanno sempre apprezzato per questo. Mi piace stare nel gruppo, scherzare ed essere serio quando c’è da esserlo. Determinati risultati mi sono sempre arrivati così e se arrivano a me arrivano anche alla squadra”.

Che messaggio lancia ai tifosi?
“La scelta di tornare a Parma l’ho presa perché voglio condividere i risultati futuri della squadra che mi auguro possano essere importanti. Tutte le volte che sono venuto a giocare qua ho sempre sentito la loro stima ed è una cosa che mi tocca dentro. Io sono sempre stato un elemento aggregante e mai divisivo, se fossi divisivo la mia funzione sarebbe già svanita al primo minuto. Mi sono arrivati molti messaggi e mi hanno anche influenzato nella scelta”.

Cosa pensa della storia recente del Parma?
“Finita la partita Juve-Parma, sono tornato negli spogliatoi e dico a Cherubini e al Presidente, la cosa che mi fa felice è sapere che adesso il Parma è in buone mani, al di là della retrocessione. Questa è stata la mia prima valutazione fatta ai dirigenti della Juventus”.
Nel 2006 hai seguito la Juve in B e oggi lo fai con il Parma. Cosa è cambiato da allora?
“Non è cambiato niente. Nel 2006 non scelsi la Juve in B ma scelsi la Juve e oggi scelgo il Parma. Poi per il resto le vittorie valgono sempre 3 punti e le regole sono sempre le stesse”.

Cosa ti dicevano i vecchi di quel Parma al tuo esordio e cosa dirai tu ai giovani di oggi?
“Non ci sono modelli applicabili nel presente che venivano utilizzati nel passato. Sono cambiate le generazioni e sono cambiati i modi di approcciarsi e interagire negli spogliatoi. Una cosa che mi ha stimolato a venire qui è accaduta una dozzina di giorni fa, seguendo un’intervista di Enzo Maresca in cui diceva che chi vuole rimanere deve essere davvero convinto. Questa cosa mi ha dato fastidio perché ho pensato che qualcuno non ha capito che valore ha il Parma e che storia ha. Dobbiamo fare emergere questo valore, alcune volte per sentirti coinvolto devi conoscere anche la storia del club che rappresenti”.

Cosa dice ai tifosi del Parma che si sono innamorati di lei mentre vestiva altre maglie e oggi la vedono qui?
“Mi sento di dire che se ho fatto questa scelta è anche per far felice ragazzi come loro che in futuro potranno dire, abbiamo avuto Buffon. Parlavo con mia moglie mentre venivo qui e mi dispiaceva che i miei figli mi vedessero solo come portiere della Juve e del PSG. Mi disturbava che non sapessero cosa fosse il Parma per me. Quando mio figlio ha saputo che sarei venuto al Parma mi ha detto «Ma come papà, ti senti ancora fortissimo e vai al Parma?». E allora ho capito che dovevo venire anche per mandargli messaggi e per fargli capire delle cose”.

Il prossimo Mondiale è un tuo obiettivo?
“No, non può esserlo perché è iniziato un corso nuovo e credo che un allenatore come Mancini deve avere la libertà di scegliere giocatori che gli danno sicurezza nel contesto di gruppo. Io a me stesso devo chiedere fino al giugno 2023 grandissime prestazioni e grandi cose”.

Che ricordi hai della Serie B che hai giocato da campione del Mondo?
“Per me fu un anno divertente e lo fu anche per molti ragazzi che lo hanno condiviso con me. Ti riappropri di una dimensione calcistica che ti riporta a quando eri ragazzo. Noi quella stagione eravamo talmente forti che potevamo permetterci di divertirci, scherzare, ridere e vincere. Ma calarsi in B ci risultò difficile all’inizio e questo mi fa alzare le antenne fin da adesso. So a cosa si andrà incontro”.