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Di Pelé si è detto tutto e tutto si è raccontato, studiato, sezionato e passato al frullatore del mito, spesso accondiscendendo ad una facile agiografia. Pelé è considerato il più grande di tutti. Oggi, per il suo ottantesimo compleanno, ripercorriamo velocemente le tappe della sua immensa carriera.

DA DICO A PELE' - Figlio del centravanti Dondinho, che si era costruito una modesta carriera nelle serie inferiori prima di dover interrompere la carriera per un incidente di gioco, Edson Arantes do Nascimento all'inizio in famiglia è soprannominato “Dico” e inizia a giocare nelle giovanili del Bauru, squadra allenata dall'ex nazionale brasiliano degli anni'30 Waldemar de Brito il quale porta il giovane Dico al Santos. Al Santos Dico a 16 anni fa il suo esordio in prima squadra e ci resterà sino al 1974, poi nel 1975 andrà a New York a vestire la maglia dei Cosmos nel tentativo di far innamorare gli americani al soccer. Al Santos diventa “Gasolina” e non smette più di segnare e ben presto gli si spalancano le porte della Nazionale. L'esordio non è affatto banale. Il 7 luglio 1957 Edson Arantes do Nascimento gioca la sua prima partita con il Brasile nell'incontro con l'Argentina e segna l'unica rete brasiliana. Per tutti, però, da subito Edson Arantes do Nascimento è “Pelé”, come lo chiamavano i suoi amici da bambino per prenderlo in giro e con quel soprannome – Pelé – entra per sempre nella storia del calcio.

TRE VOLTE CAMPIONE DEL MONDO - Pelé, a buon titolo, è il calciatore che più di tutti è riuscito ad incarnare e rappresentare un'epoca del calcio internazionale, segnando indelebilmente gli anni'60. Diventato “O Rei” Pelé ha vinto tutto, più volte. Tre volte campione del mondo, almeno due edizioni di queste – 1958 e 1970 – da grandissimo protagonista. Non facile, perché quelle due Seleção erano formate da tali e tanti fuoriclasse che ciascuno di loro – o quasi – era un protagonista di rilievo mondiale. Due Coppe Intercontinentali e due Coppe Libertadores vestendo la casacca del Santos, undici volte campione Paulista e cinque volte vincitore della Taça Brazil. Ancora: undici volte capocannoniere paulista, peraltro impresa che gli è riuscita per ben dieci anni consecutivi, dal 1957 al 1966. Insomma, un fuoriclasse immenso. Celebrato, coccolato e premiato. Calciatore del Secolo FIFA, Pallone d'Oro onorario del Secolo, inserito tra le 100 persone più importanti del '900 dalla rivista Time, è stato dichiarato Tesoro Nazionale in Brasile.

PELE' ALL'INTER! - Angelo Moratti ci è andato davvero vicino a portare Pelé a Milano. O è stato solo un dolcissimo sogno. Nella primavera del 1960 il Brasile è impegnato in una delle sue tradizionali tournée in Europa a caccia di soldi e il 12 maggio la Nazionale brasiliana gioca a San Siro proprio contro l'Inter. Moratti in quegli anni sta spendendo un sacco di soldi per tentare di fare una grande Inter, ma ancora i risultati non arrivano. All'Inter è però appena arrivato Helenio Herrera e Moratti sogna di mettergli a disposizione nientemeno che Pelè. E ci va molto vicino. Mette sul tavolo, nelle ore che stanno attorno alla partita che il Brasile gioca e pareggia – con due gol proprio di Pelé – contro l'Inter, un sacco pieno ricolmo di dollari. I brasiliani vacillano, tentennano, forse stanno per accettare, ma poi c'è da andare a spiegare ad una Nazione intera che “O Rei” non potrà più giocare per la Seleção, non giocherà più in Brasile. Insomma, no, non è proprio possibile. Pelé non diventerà mai nerazzurro, resterà in Brasile e i gol li realizzerà solo per il Santos.

MILLE E PASSA GOL - E di gol Pelé ne ha segnati tantissimi. Il 23 luglio 1958 le reti segnate da Pelé sono 100, diventano 500 il 5 settembre 1962. Ad una media “fantacalcistica” di quasi cento gol all'anno si arriva al 19 novembre 1969 il giorno in cui Pelé segna il suo 1.000° gol. Teatro dell'evento il Maracanã, la partita un Vasco da Gama – Santos valido per la Taça Robertão. Presenti 65.157 spettatori. Una decina di giorni prima Pelé aveva segnato la sua rete numero 999 in un'amichevole contro il Botafogo. Luciano Sartirana, nel suo imprescindibile “Nel settimo creò il Maracanã” così racconta: “(...) La faccenda dei 999 gol che devono diventare 1.000 inizia ad essere un incubo per ogni portiere che incontra il Santos: faccio alla grande il mio mestiere, giocando la partita della vita per impedire che un calciatore immenso faccia gol oppure mi faccio fare quel gol, certo di passare alla storia (…) per essere quello infilato al momento giusto dal più grande calciatore della storia? Il 1.000° gol arriva, poco poeticamente su rigore, calciato dopo quasi cinque minuti trascorsi tra le proteste dei giocatori avversari e la transumanza di fotoreporter e giornalisti dietro la porta difesa da Andrada, il portiere del Vasco da Gama. Pelé dopo aver segnato piange e bacia il pallone mentre viene portato in trionfo dai suoi compagni, da una Nazione intera. Pelè a 29 anni ha segnato 1.000 reti. Alla fine della sua carriera saranno 1.281 messe a segno in 1.363 partite. Dopo venti anni di strepitosa carriera Pelè chiude la sua avventura sui campi da calcio con la partita d'addio giocata il 1° ottobre 1977 al Giants Stadium nell'amichevole tra Santos e Cosmos, giocando un tempo per ciascuna. Terminata la carriera agonistica, Pelé inizia un altrettanto vincente “carriera” come ambasciatore del calcio nel mondo, spendendo il proprio nome a favore dei poveri ma anche coprendo d'oblio un certo suo atteggiamento verso la sanguinaria dittatura di Médici che, uscendo da una confortevole agiografia, meriterebbe di essere studiato più a fondo.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)