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Un antico e goliardico adagio recita così: la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo. Se poi ti chiami Giuseppe Rossi la sfortuna ha anche la premura di inforcare gli occhiali per vederci ancora meglio. Quando ormai ci avevamo fatto l’abitudine a non sentire più parlare di lui, a non leggere il suo nome su nessun tabellino dei marcatori (che è lì dove uno come lui dovrebbe stare), a non vederlo calcare i campi alternando esperienze in Italia e Spagna; quando ormai “Pepito” Rossi sembrava ormai scomparso dai radar (magari anche quelli della sfortuna), lui torna a far parlare di sé: torna in campo, torna ad allenarsi con il suo Villarreal di cui – per altro – è il miglior marcatore della storia con 82 gol realizzati in 191 presenze.
 
Proprio non ci sta il “talento fragile” a stare lontano dai campi, probabilmente ne ha fatto una questione di orgoglio, di riscatto personale. E come biasimarlo? Lui che sotto i ferri c’è finito ben 5 volte. Un’infinità per un 32enne come tanti con la passione per il calcio. Ma lui non è uno come tanti, nonostante il suo sia uno dei nomi più comuni d’Italia. Nato negli Stati Uniti e tornato in Italia in cerca di fortune calcistiche, inizia nelle giovanili del Parma e poi del Manchester United. Con i Red Devils esordisce in Premier League il 15 ottobre 2005 contro il Sunderland: entra dalla panchina e sigla la rete del 3-1. Sul tabellino dei marcatori accanto al suo nome ci sono quelli di Wayne Rooney e Ruud Van Nisterlooy. Giuseppe ha solo 18 anni.
 
Sembra tutto indirizzato per il verso giusto: il ragazzo che viene dall’America devo solo coltivare il suo talento, avere pazienza e studiare da grande. Il ritorno a Parma nel gennaio 2007 è l’occasione giusta per mettersi in mostra. Segna anche qui all’esordio contro il Torino e realizza 9 gol solo nel girone di ritorno. In estate mezza Europa è interessata a Giuseppe che si trasferisce al Villarreal. Indovinate? Segna all’esordio in Liga il 26 agosto contro il Valencia. Con i sottomarini gialli la crescita del ragazzo è costante fino alla definitiva consacrazione: stagione di grazia 2010-2011, la butta dentro 32 volte in 55 presenze. In Spagna lo amano, in Italia aspettano di vederlo in nazionale tanto che sarà proprio Enzo Bearzot (non uno qualsiasi) a dargli il soprannome “Pepito” per avvicinarlo ancor più a quel “Pablito” Rossi di cui lui ricorda così tanto le gesta.
 
Poi il primo infortunio. Il 26 ottobre 2011 al Bernabeu il legamento crociato del ginocchio destro cede. Da lì in poi inizia il calvario. È un triste alternarsi di campo e infermeria. Il crociato farà crack in altre 3 occasioni. Quando sembra poter trovare un po’ di continuità (e pace) al Genoa viene trovato positivo alla dorzolamide. Nessuna sanzione ma una nota di biasimo. Il lungo stop fino a ieri quando il Villarreal ha annunciato che Giuseppe Rossi si sarebbe allenato con la squadra.
Difficile che il club spagnolo arrivi a tesserarlo, non ora almeno. “La cosa peggiore che tu possa pensare è di essere perseguitato dalla sfortuna. Questo meccanismo si mette a creare dubbi nella testa e ti distrae. Invece io penso che andrà sempre bene, provo a pensare sempre positivamente” disse al terzo stop della sua carriera. Pepito non molla, ci crede, la sua è una lotta impari contro la sfortuna; ma non si vuole dare per vinto. Non è da lui. Perché se dopo tutto questo tempo siamo ancora qui ad incrociare le dita per rivederlo in campo, per rivederlo esultare su un qualsiasi campo e con qualsiasi maglia vuol dire che quella di Pepito non può essere una storia normale.