Piatek e Paquetá come Sheva e Kaká: il paragone è suggestivo e fa anche rima. Per il momento è quantomeno irriverente, ma arriva dall’ultimo che, bene o male, ha portato il Milan in Champions League 6 anni fa. Da colui che, 8 anni fa, grazie a un mercato di gennaio particolarmente azzeccato (Cassano e Van Bommel), ha portato il Milan a vincere l’ultimo scudetto. Galliani definisce “il miglior mercato della Serie A” quello portato a termine dall’amico e pupillo Leonardo. A differenza di quello che accadeva l’anno scorso, Galliani non lesina elogi e, pur non dicendolo, sente molto suo questo Milan. Non vogliamo essere maliziosi, ma come possiamo credere che in questi mesi Leonardo non abbia dato più di un colpo di telefono all’ex amministratore delegato rossonero.

Molte scelte di Fassone e Mirabelli sono state non “pro Milan”, ma anti-Galliani. Con grande fretta si sono liberati dei giocatori, dei procuratori e dei rapporti di mercato e di potere costruiti per anni dall’ex dirigente rossonero. Il risultato è stato un dispendiosissimo fallimento tecnico, sul quale addirittura l’Uefa è dovuta intervenire. Leonardo, appena arrivato, ha provato a ricucire quel controproducente strappo col passato operato da due personaggi che con la storia del Milan non avevano nulla a che vedere. In 6 mesi l’abile dirigente brasiliano ce l’ha fatta. Adesso deve completare l’opera dando credito alla sua missione con il raggiungimento dell’obiettivo sportivo. Che in questo caso è anche e soprattutto economico. E si chiama qualificazione alla Champions League. La tappa di sabato a Bergamo è uno snodo fondamentale. Purtroppo l’Atalanta si trova in un momento di forma straordinario, sembra impossibile per tutti giocare contro gli uomini di Gasperini. Gattuso dovrà fare un altro piccolo miracolo sportivo, una partita perfetta, proprio come quelle che giocava insieme a Sheva e Kaká. Per ridiventare grande il Milan deve tornare stabilmente in Champions League. Un'altra tappa fondamentale è la ristrutturazione di S. Siro, tema caldo di questi giorni. Guarda caso, dopo gli strampalati progetti sulla costruzione di nuovi stadi, i dirigenti del Milan sono tornati a ragionare alla vecchia maniera e a ipotizzare un ammodernamento dell’immortale tempio delle vittorie rossonere. Anche questo progetto è un indice della “restaurazione” del vecchio modus operandi. Nell’immaginario collettivo l’icona di S. Siro e dei suoi trionfi non sarà mai sostituita da un altro stadio. Soprattutto se davanti non si prospettano “i migliori anni” della storia rossonera. Giusto per usare una “canzone” cara a Galliani che ieri, dopo mesi, è tornato a parlare di Milan. Ma che da qualche mese, è tornato anche a pensare al Milan. E i risultati si sono visti. Come direbbe lui: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…