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Diamo ormai per scontato l’arrivo di Ibrahimovic al Milan e cerchiamo di guardare al di là del ritorno dello svedese che potrebbe essere una delle pochissime mosse di mercato di quest’inverno.

Sicuramente sarà la più importante, non solo a livello economico, ma anche e soprattutto a livello ambientale, di spogliatoio e di valorizzazione degli altri giocatori. Ibra non entra certo in punta di piedi, anzi. Per carattere e caratteristiche Ibra è uno che catalizza, che connota e che determina. Ed è bene che sia così. Questo è quello che vogliono Boban e Maldini. Questo è quello che già un anno fa volevano Gattuso e Leonardo.

Pioli non può che essere contento dell’arrivo dello svedese che in un colpo solo gli risolve due problemi: uno legato all’attenzione, alla concentrazione e alla dedizione al lavoro di un gruppo che ormai da anni ha perso quel sacro furore che ha sempre caratterizzato lo spogliatoio rossonero. L’altro, più tecnico e concreto, legato all’incredibile difficoltà della squadra a fare gol.

Partendo da questa seconda considerazione è chiaro che con l’arrivo di Ibra sarà Piatek a subire una drastica riduzione degli spazi disponibili. L’involuzione del polacco sembra ormai irreversibile. Anche a livello di rapporti, risulta che Piatek non sia proprio integrato con il gruppo. A questo punto è quasi inevitabile una sua partenza a gennaio, per evitare un ulteriore depauperamento del cartellino. Piuttosto ha senso anche cederlo in prestito a un club che possa farlo giocare con continuità, magari proprio al Genoa dove era esploso un anno fa.

Sicuramente il vero Piatek non è il centravanti avulso dal gioco e inconcludente che abbiamo visto in questi ultimi mesi, ma altrettanto sicuramente non è quella macchina da gol che dava l’idea di essere qualche mese fa. Non a caso Gattuso, prima di lasciare la panchina, aveva vivamente consigliato di venderlo. Prima che fosse troppo tardi.