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I momenti complicati non sono mancati in passato nella carriera da allenatore di Stefano Pioli. Tanto meno nel Milan, col quale nelle ultime due stagioni ha raccolto un secondo posto che ha significato il ritorno in Champions League ad 8 anni dall’ultima partecipazione e uno scudetto che mancava addirittura dal 2011. Basti ricordare l’impatto tutt’altro che semplice con la realtà rossonera dopo l’esonero di Giampaolo: una sola vittoria nelle prime 6 partite, prima del tracollo a Bergamo del 22 dicembre 2019. O anche al mese terribile nel periodo gennaio-febbraio 2021, con 4 sconfitte che segnarono la corsa per il titolo in favore dell’Inter di Conte e l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano sempre dei nerazzurri. Finendo col doppio ko consecutivo contro Fiorentina e Sassuolo nel girone di ritorno dell’ultimo campionato o gli inciampi che tra febbraio e aprile - in mezzo ai colpi negli scontri diretti con Inter e Napoli - hanno rischiato di compromettere la volata per lo scudetto numero 19.

La partita di domani sera contro la Lazio, diretta concorrente oggi per un piazzamento Champions, assume però una connotazione ed un significato di ben altro spessore ed importanza. Perché arriva dopo un inizio di 2023 da tregenda nel quale, tolta la vittoria di Salerno, sono arrivati in serie prestazioni e risultati che hanno minato le certezze del Milan e rimesso in discussione le valutazioni sull’operato dello stesso Pioli. Che nella conferenza stampa della vigilia ha ostentato - a parole - una fiducia ed una convinzione di invertire il recente trend (la parola "Certo" ripetuta più volte alla domanda specifica di un collega) che sarebbe da apprezzare se non fosse che la trasferta dell’Olimpico non nasce propriamente sotto i migliori presagi. La defezione dell’ultimo momento di Theo Hernandez (solo poche ore dopo la conferenza nella quale veniva descritto in buone condizioni...) e lo stato fisico tutt’altro che ottimalw di molti dei protagonisti della cavalcata scudetto del 2022 - da Tomori a Giroud passando per l’intermittente Leao delle ultime uscite - complicano ulteriormente la vita al tecnico rossonero e riducono anche la possibilità di scelta, considerando la lunga lista degli indisponibili e il rendimento sin qui non eccelso delle seconde linee.
Ha rispedito al mittente le ipotesi di un cambio di assetto tattico e di un “ritorno alle origini” con l’utilizzo di un 4-3-3 puro per ripristinare equilibrio e compattezza ad una squadra che incassa gol con eccessiva facilità. Tra le righe Pioli non ha escluso del tutto però un’interpretazione differente del canonico 4-2-3-1 e in tal senso il recupero del fidato Krunic può rappresentare un contributo importante. Importante ma non determinante se a cambiare non sarà l’atteggiamento complessivo di un gruppo che a più riprese ha dato la sensazione di autocompiacersi e cullarsi sugli effetti dell’inaspettato trionfo dello scorso anno. Il match con la Lazio, che per uno strano scherzo del destino arriva dopo un altro pesante 0-3 per mano dell’Inter - nell’aprile scorso era la semifinale di Coppa Italia, qualche giorno fa la Supercoppa - è la più classica delle prove del nove. L'anno scorso rappresentò un pezzo fondamentale di campionato, quest'anno chissà. Superarla, ritrovando quei princìpi e quegli ingredienti che nell’ultimo campionato hanno fatto del Milan il gruppo squadra più forte pur non essendo quello qualitativamente migliore, confermerebbe che le sensazioni di Pioli sulla capacità di ritrovare la giusta via siano corrette. Ma se così non fosse… In fondo è passata una settimana dai proclami pre-derby di Riyad, quando le frasi dell’allenatore emiliano erano suonate un po’ così: “Non abbiamo la pancia piena, vedrete contro l’Inter”. Già, abbiamo visto.