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Quella tra Roma e Juventus è la sfida più delicata della seconda domenica di campionato. E non solo perché all’Olimpico la banda Pirlo dovrà rispondere all’Inter vittoriosa sulla Fiorentina, ma anche perché intorno alla partita premono ragioni extracalcistiche, meglio sarebbe dire extracampo, che potranno pesantemente condizionarla.

La Roma, in pura teoria, non può perdere. A Verona aveva pareggiato malamente, cioè mancando la vittoria soprattutto per la volontaria assenza di Dzeko, destinato proprio alla Juventus, ma due giorni dopo ha avuto partita persa a causa del pasticcio Diawara. Nel contempo in casa bianconera, nonostante il rotondo successo sulla Sampdoria, non sono stati giorni tranquilli essendo scoppiato il caso Suarez, calciatore uruguaiano mai arrivato a Torino, eppure palesemente favorito all’esame di lingua italiana, utile per ottenere il passaporto comunitario, dai disinvolti professori dell’Università di Perugia.

Il problema è che a Roma, l’allenatore Fonseca era già sotto attacco, dopo l’arrivo della nuova proprietà, mentre addosso alla Juve si è scaricato il coro dei colpevolisti che, ancor prima di una incriminazione penale e sportiva, ipotizzano una penalizzazione a campionato in corso o, in caso più grave, un’altra retrocessione.

Scrivere che le due squadre sono poco serene non è un azzardo anche se è vero che solo venerdì il Ceo giallorosso Guido Fienga ha testualmente detto che Fonseca non è mai stato in discussione e nella stessa giornata, alla procura di Perugia, il legale della Juve, Luigi Chiappero, al termine di un lunghissimo confronto con i magistrati, ha ribadito la totale estraneità della Juve nella faccenda Suarez.

In mezzo a tutto questo c’è una partita che sarebbe dovuta essere diversa. Intanto con Dzeko nella Juve e contro la Roma e poi, forse, anche con Paratici, direttore sportivo bianconero, protagonista del percorso inverso. Sempre Fienga ha ribadito che Paratici è solo un avversario, ma molti sanno che è stato anche un obiettivo della Roma, a caccia di un direttore sportivo da almeno un mese. 
Per tutte queste ragioni Roma-Juventus sarà un confronto particolare e ricco di conseguenze. Fonseca si tira fuori dalla ridda di voci che vede Allegri o Sarri pronti a sostituirlo, in caso di sconfitta questa sera e a Udine, se vince o pareggia. La Juve ribadisce la sua leadership solo se conquista una partita complicata dopo l’esordio soft con la Samp. 

Per una minoranza silenziosa, alla quale appartengo, Andrea Pirlo non è (ancora) un allenatore. Meno che mai lo sarebbe per guidare una Juventus ancora invischiata in qualche equivoco tattico (il sistema di gioco flessibile è una contorsione teorica) e con troppi calciatori da gestire. Tuttavia tre punti all’Olimpico, ancorché svuotato del pubblico che lo avrebbe reso un’arena incandescente, darebbe continuità di risultati e renderebbe più sereno l’ambiente.

Pensare ad una Juve sanzionata quando ancora non è indagata è poco serio. Però vincere serve proprio alla Juve per ribadire che sul campo è ancora la più forte e che gli avversari possono batterla solo percorrendo la via giudiziaria.

Alla fine, comunque, resta il confronto tecnico. La Juve dovrebbe essere la stessa dell’esordio, con Frabotta al posto di Alex Sandro, mentre la Roma ruota tutta intorno a Dzeko. Segnare alla squadra che, alla fine, l’ha respinto potrebbe regalare una gioia dolcissima.