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Ci vuole un mezzo miracolo”. “La qualificazione è appesa a un filo”. “E’ difficile, ma non impossibile”. Queste e altre frasi simili abbiamo letto e sentito dopo la sconfitta del Milan contro il Porto perché la classifica, purtroppo per i rossoneri, parla chiaro. Liverpool punti 9, Atletico Madrid e Porto 4, Milan 0. In teoria, tutto è ancora possibile e lo ha già dimostrato l’Atalanta che due anni fa perse le prime tre partite contro Dinamo Zagabria, Shakhtar e Manchester City, ma poi riuscì a qualificarsi agli ottavi con appena 7 punti, frutto di un pareggio con il City e di due vittorie contro croati e ucraini, grazie anche, o meglio soprattutto, a una serie di combinazioni favorevoli dei risultati delle altre squadre.

E’ vero che la storia a volte si ripete, ma a costo di essere felicemente smentiti pensiamo che il Milan sia tagliato fuori dalla corsa agli ottavi e del resto, commentando l’ingiusta sconfitta contro l’Atletico Madrid per calciomercato.com, avevamo già scritto che la qualificazione ci sembrava un miraggio. Per alimentare la fiammella della speranza era indispensabile vincere in Portogallo, o almeno pareggiare, come in fondo avevano ammesso più o meno ufficialmente Maldini, Pioli e i giocatori rossoneri. Anche martedì, per la verità, il gol decisivo era irregolare, ma a parte il fatto che Pioli, con il consueto stile, non ha voluto parlare dell’arbitro, il Porto ha meritato il successo e questo è l’aspetto più preoccupante in prospettiva Champions. Ci chiediamo, infatti, come possa il Milan vincere le prossime tre partite, o almeno ottenere 7 punti, sperando nelle disgrazie altrui come l’Atalanta.

La verità, sottolineata anche da un campione esperto come Ibrahimovic, è che i suoi compagni del Milan, con l’eccezione di Giroud, non hanno mai giocato in Champions e a livello europeo questo pesa. Con un’altra verità, persino più importante, perché dietro gli undici titolari non ci sono alternative all’altezza e un conto è giocare in campionato, un altro in Europa. A parte Florenzi assente per infortunio, Kalulu, Ballo-Tourè e Krunic, costretto a fare il trequartista perché non è stato acquistato un vice Calhanoglu, non valgono Calabria, Theo Hernandez e Diaz, ma il discorso si può allargare anche a Bakayoko e Daniel Maldini. Senza sottovalutare il problema dell’attacco, perché Ibrahimovic sembra più utile come motivatore che come giocatore, Giroud è sempre a mezzo servizio e Pellegri non è nemmeno nella lista Uefa. E allora è meglio evitare di aggrapparsi a fragili speranze, come Pioli non si aggrappa all’alibi delle assenze.
Il Milan è quasi fuori dalla Champions, anche perché capitato in un girone durissimo come si sapeva dall’inizio. Ciò non significa che debba snobbare i prossimi tre impegni di Champions, perché tra l’altro ogni punto vale in termini economici. Fino all’ultimo minuto dell’ultima partita il Milan ha il dovere di giocare per vincere e poi alla fine si vedrà dove è arrivato. Fuori dalla Champions, rimarrebbe la retrocessione di consolazione in Europa League, nel caso in cui i rossoneri chiudessero al terzo posto. Ma con la stessa franchezza con cui ci sentiamo di escludere la qualificazione del Milan agli ottavi, riteniamo che un declassamento nella seconda coppa sarebbe più un male che un bene, perché in Europa League si gioca giovedì sera, con evidenti complicazioni a livello logistico e fisico per il campionato.

E allora, ricordando quanto è successo all’Inter un anno fa, fuori dalle coppe a dicembre e poi in volo verso lo scudetto, i tifosi rossoneri dovrebbero augurarsi che anche il Milan non finisca in Europa League, per dedicare tutte le energie al campionato. Con la certezza generale che in Italia la squadra di Pioli è più competitiva che in Europa e quella particolare che quest’anno non è più una sorpresa ma una realtà, con un’autostima che può consentirle rimonte apparentemente impossibili come l’ultima contro il Verona. Ecco perché è più probabile che si ripeta la storia dei nerazzurri dell’Inter in campionato piuttosto che quella dei nerazzurri dell’Atalanta in Champions.