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La giornata della memoria oggi riporta indietro di 365 giorni il calendario del dolore, a quel martedì 14 agosto 2018, alle ore 11,36; sotto la pioggia battente in una giornata autunnale, il ponte Morandi che univa la parte occidentale a quella orientale della città di Genova si afflosciò come un castello di sabbia trascinando con sé, tra le macerie di cemento e di ferro, la vita di 43 sventurati. Un dramma che da allora resta conficcato nella carne viva dei genovesi e che nessun risarcimento materiale potrà cancellare. Tornerà a Genova questa mattina per la commemorazione ufficiale il presidente Sergio Mattarella, presente anche ai funerali il 18 agosto dell’anno scorso. Interverrà il premier Giuseppe Conte, assieme ad una decina di ministri di un governo virtualmente sfiduciato e dunque defunto. Estremo paradosso che sfregia l’animo dei genovesi e preoccupa il sindaco Marco Bucci. Il vuoto di potere romano potrebbe inceppare il delicato meccanismo che finora, tra qualche inciampo ma sostanzialmente con efficacia, ha avviato e condotto la complessa ricostruzione. Un’impresa nel senso letterale del termine, nella quale si sono incrociate le indagini della magistratura per accertare le responsabilità penali del crollo, i programmi per la rimozione delle macerie e in seguito per la difficilissima operazione di demolizione delle pile rimaste in piedi; la gestione dei residenti sfollati (oltre 650 persone) del vicino quartiere di Certosa e le pratiche per ottenere i risarcimenti, nonché – tasto schiettamente politico – il duro confronto con la Società Autostrade, concessionaria del tratto autostradale genovese, che si è detta disposta a finanziare i costi della ricostruzione del ponte (costo stimato 202 milioni), ha offerto una consistente fetta di risarcimenti alle famiglie delle vittime e ai residenti costretti a lasciare le proprie case, ma si è impuntata negando responsabilità dirette nella tragedia e resiste senza remore alla decisione più volte ribadita del ministro delle Infrastrutture, Toninelli (M5Stelle) di revocare tout court la concessione di tutti i tratti autostradali in concessione alla medesima, all’incirca i due terzi dell’intera rete nazionale.

Una decisione osteggiata dalla Lega Nord e vista come il fumo negli occhi dal governatore ligure, Giovanni Toti, per il quale la pratica deve essere aggiornata a tempi più tranquilli ed esaminata con grande prudenza per evitare di incorre in azioni legali da parte di Atlantia, la società che fa capo alla famiglia Benetton, sotto il cui cappello si trova la Società Autostrade. La imminente caduta del governo Conte inserisce un elemento ulteriore di incertezza nella sciarada genovese che la città, con un soprassalto di orgoglio, ha peraltro affrontato con grande fermezza e sobrietà, doti che le sono riconosciute. Aggiungendo però – e la notizia sta qui – la virtù estemporanea di evitare le contrapposizioni e i veti incrociati che amalgamati col “maniman” (espressione dialettale di un cauteloso immobilismo) hanno purtroppo segnato gli ultimi decenni, sottolineando un declino economico e demografico (si è scesi sotto i 600mila abitanti) che hanno immiserito la forza produttiva del fu terzo polo del compianto triangolo industriale, con Torino e Milano, e costretto i giovani più dotati ad emigrare in cerca di lavoro. Un trend che l’amministrazione Bucci – la prima di centrodestra nella storia della Superba – ha intenzione di arrestare.

Il dramma del Morandi per paradosso può trasformarsi in una occasione per riavviare il volano produttivo in direzione contraria. La ricostruzione del ponte sarà un primo tassello di un piano di risistemazione della zona a occidente del torrente Polcevera che dovrà cambiare volto e restituire ad una porzione della città storicamente asservita ad attività industriali (L’acciaieria Arcelor Mittal, ex Italsider, a Cornigliano) e commerciali un assetto più leggero e rispettoso della vita delle persone che ci abitano. Un upgrade di qualità della vita che come primo passo prevede la costruzione, sotto le arcate del nuovo ponte, la sistemazione di una vasta area a parco urbano, battezzato parco del Mare. Un’idea fortemente sostenuta da Renzo Piano che si sta prodigando con generosità per aiutare Genova ad uscire dal tunnel. Piano, la genovesissima archistar e senatore a vita, ha regalato alla sua città, che ama con il trasporto entusiasta dell’migrante (di lusso), il progetto del nuovo Ponte che verrà costruito dall’Ati (associazione temporanea d’impresa) “Per Genova”, formata da Fincantieri e Salini Impregilo. I tempi sono contingentati. A fine giugno sono state fatte cadere le pile superstiti (10 e 11) attraverso una ardita operazione condotta con esplosivi, le spettacolari immagini hanno fatto il giro del mondo. Lunedì scorso è stata eliminata l’ultima pila superstite del crollo, la 9. Ora l’area è completamente libera e la ricostruzione può mettere le ali ai piedi. La prima struttura della nuova pila 9 è già stata collocata e i lavori proseguiranno a ritmo serrato, non si interromperanno neppure durante la commemorazione di stamane, salvo che nella limitata zona destinata alla cerimonia. Il sindaco Bucci si mantiene ottimista e insiste nel fissare la conclusione dei lavori fra nove mesi, ovvero maggio/giugno del 2020. Sarebbe un mezzo miracolo.

Il nuovo ponte, costruito con una travata continua lunga 1 chilometro e 100 metri, avrà 20 campate e 43 lampioni che ricorderanno le vittime del crollo. “I genovesi dovrebbero ringraziare Renzo Piano”, ha ammonito il cardinale, che stamane celebrerà la messa durante la cerimonia ufficiale. Saranno 450 posti i posti disponibili, tuttavia i familiari che hanno confermato la propri presenza saranno soltanto 185. Una quindicina di famiglie, si riuniranno in una cerimonia privata alle ore 17, nell’area Ikea e deporranno una corona in memoria delle 43 vittime del crollo, quindi si sposteranno nella sede del municipio Centro ovest e consegneranno  30 targhe ai rappresentanti dei soggetti coinvolti nei soccorsi. "Nessuna polemica, solo un gesto di ringraziamento", ha detto Egle Possetti, portavoce del comitato. Nel crollo ha perso la sorella, i nipoti e il cognato. "Abbiamo sentito tanta vicinanza, purtroppo non possiamo dire lo stesso del Paese"  Giuseppe Matti Altadonna, padre di Luigi, una delle vittime del Morandi, ha spiegato: "Vogliamo ringraziare chi in quei giorni terribili si è speso per cercare di salvare delle vite". Diversi famigliari hanno chiesto nuovamente che venga revocata la concessione a Società Autostrade, che sarà presente alla cerimonia, assieme ad altre due società dei Benetton. Alle 11,36 le sirene delle navi in porto ricorderanno il momento del crollo. “Sobrietà e compostezza” le parole d’ordine inviate da palazzo Tursi, sede del comune di Genova, agli intervenuti. Non ci dovranno essere contestazioni a turbare la cerimonia. Gli sfollati del ponte Morandi commemoreranno la tragedia come hanno fatto ogni mese da quel 18 agosto, recandosi in pellegrinaggio sul torrente Polcevera dove lanceranno 43 rose bianche al suono dei rintocchi di una campana tibetana.

Le indagini della procura genovese hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di decine di persone; i vertici e alcuni funzionari della Società Autostrade, ingegneri strutturisti, periti e funzionari ministeriali: si ingrossa il sospetto di ripetute omissioni e nella costruzione e soprattutto nella manutenzione dell’opera, sospetto sostanziato dalle perizie della procura e da altri accertamenti tecnici, nonché da documenti e interrogatori. Un filmato diffuso un mese fa ha mostrato che sono stati i tiranti a cedere, trascinando nel vuoto le pile 9 e 10. La perizia dei pm ha messo in evidenza come numerosi stralli in acciaio che sostenevano i tiranti presentavano corrosioni profonde, talvolta addirittura del 100%. Segno che la manutenzione della struttura era stata abbandonata e non soltanto di recente. Un documento ritrovato dagli investigatori indicava le preoccupazioni sula solidità del manufatto espresse dallo stesso costruttore, l’architetto Morandi, appena dieci anni dopo la costruzione del ponte, avvenuta nel 1967. E infine alcune riprese dei satelliti Usa hanno individuato vibrazioni fino a 9 centimetri della struttura pochi mesi prima del crollo. Tutte risultanze che la Società Autostrade respinge riservandosi di presentare evidenze e prove a propria discolpa. “Il ponte è crollato perché non stava più in pedi”, si è lasciato scappare il procuratore della Repubblica, Franco Cozzi . Una dichiarazione che sa già di sentenza.