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Quando un calcio di rigore non viene realizzato spesso ci si domanda se sia maggiore il merito del portiere che l'ha parato o il demerito di chi l'ha calciato. Sviscerando quanto è successo allo stadio Bentegodi di Verona nella gara tra Chievo e Genoa non si può prescindere dall'effettuare una rapida analisi delle caratteristiche dei protagonisti del penalty: Sebastien Frey,il  portiere del Genoa, è un numero 1 che fa della capacità di difendere la porta la sua caratteristica principale. Sergio Pellissier è un attaccante esperto molto veloce e con buone basi tecniche. Personalmente ritengo che il portiere nelle situazioni di calcio di rigore debba rimanere fermo fino al momento del calcio evitando di anticipare il movimento verso un lato, soprattutto quando ci si trova di fronte avversari dotati di una buona tecnica e che spesso guardano il portiere fino al momento del calcio.

La grande visibilità del calcio moderno, soprattutto nelle categorie più importanti, permette ai portieri ed ai loro preparatori di avere un archivio molto dettagliato sui vari rigoristi e sul loro modo di comportarsi nel momento in cui devono calciare la massima punizione.

Analizzando i rigori del passato Pellissier ha due modi di calciare dagl’undici metri: se prende una rincorsa lunga tende a chiudere la conclusione, mentre se la rincorsa è breve o praticamente nulla tende ad aprire il tiro. Nel caso specifico ritengo che Frey abbia giocato molto sulla sua grande capacità di difendere la porta e vedendo che Pellissier ha deciso di calciare senza rincorsa ha scelto di aspettare il tiro, anche perchè difficilmente con una simile partenza sarebbe scaturito un tiro violento.

Pellissier ha fatto partire una conclusione nè potente nè troppo angolata,  a mezza altezza (traiettoria che facilita tantissimo il portiere). Per un “gatto della porta” come il francese è stato un gioco da ragazzi intercettare il pallone.