Il post Allegri, adesso, è tutto da decifrare. La corsa alla sostituzione del tecnico livornese sulla panchina della Juventus pare aperta su molti fronti, cioè sono molti i candidati possibili, ma con una precondizione da rispettare: i margini di bilancio. E’ dei giorni scorsi un report del broker Intermonte che stima i numeri che dovrebbero registrarsi a fine giugno. Perdita di circa 50 milioni a bilancio, fortemente condizionata dagli almeno 40 mancanti dall’uscita prematura dalla Champions e debito che potrebbe lievitare a 396 milioni dai 310 milioni dell’anno scorso. E’ evidente che questi parametri imporrebbero un attento monitoraggio da parte della dirigenza, anche in considerazione dei paletti del fair play finanziario che non contemplano perdite aggregate da 50 milioni in una stagione. E nemmeno in un triennio.

Il sentiero bianconero sul mercato appare più stretto rispetto alle ultime stagioni, ma in questo contesto alcune nuove iniziative approntate dal governo Lega-5 Stelle, vedi Decreto Crescita, potrebbero aiutare nella scelta di un allenatore, nella fattispecie straniero o rimpatriato. E’ bene ricordare che le nuove norme, in vigore dal 1° maggio (e che andranno convertite entro il 1° luglio) prevedono una detassazione vigorosa per chi rientra in Italia (dopo almeno 2 dichiarazioni dei redditi) o per qualsiasi straniero residente all’estero, senza vincoli di qualifica. Per 5 anni si pagheranno tasse solo sul 30% del reddito prodotto, con un’esenzione del 70% dell’imponibile e una pressione fiscale che non ha nulla a che vedere con quella dei residenti italiani. Questo aspetto potrebbe rendere meno lontani, per la panchina bianconera, anche allenatori che all’estero guadagnano cifre monstre. Perché ridurrebbe la distanza netto-lordo per la società che deve erogare lo stipendio.

Pochettino è uno degli allenatori che incontrano maggiormente il favore dei tifosi juventini. Nella passata stagione ha firmato con il Tottenham un accordo quinquennale da 8,5 milioni di sterline all’anno, circa 9,5 milioni di euro. Partiamo dall’assunto che Allegri alla Juventus sarebbe costato ancora per una stagione 15 milioni lordi annui (ora ci sarà una probabile buonuscita da concordare).  Considerate le nuove norme fiscali, se venisse confermato da parte di Agnelli & co. il budget da 15 milioni, un allenatore straniero pagherebbe tasse solo su 4,5 milioni (decurtandoli del 50% ne rimarrebbero 2,25), mentre i restanti 10,5 entrerebbero netti nella busta paga del futuro manager della panchina. Tradotto: con i 15 milioni lordi di Allegri si potrebbe garantire a un allenatore straniero uno stipendio netto prossimo ai 13 milioni. Nel caso di Pochettino (che l’anno scorso ha negato di avere una clausola rescissoria) l’incremento sarebbe di circa 3 milioni sui ricavi attuali. Esattamente come il salto che fece nella scorsa stagione quando siglò il rinnovo a Londra.

Nel caso di Mourinho, che secondo i media britannici allo United percepiva circa 15 milioni di sterline, cioè 17 milioni di euro, la distanza da colmare non sarebbe abissale. Quantomeno di parecchio inferiore rispetto alle precedenti norme fiscali. Da colmare, semmai, ci sarebbe una storica rivalità, anche personale, con il popolo juventino, visti i trascorsi. Pep Guardiola, che ha comunque negato di voler abbandonare i Citizens, è parecchio più distante. Secondo i media inglesi il suo ultimo rinnovo è valso l’equivalente di 23 milioni di euro a stagione. Una cifra che resta monstre davanti a qualsiasi stimolo fiscale. Nel suo caso però, come in quello di Mourinho, stiamo parlando di due multinazionali che hanno patrimoni consistenti, contratti di sponsorizzazione, investimenti diversificati, attività extra-calcio etc.  La cosiddetta “norma Ronaldo”, già in vigore e di cui CR7 è beneficiario, potrebbe incontrare il loro favore, in caso di approdo in Italia, perché verrebbero tassati con aliquota ordinaria sullo stipendio, ma pagherebbero una tantum di 100.000 euro su tutti gli eventuali redditi prodotti all’estero. E nel caso di CR7 non stiamo parlando di poca cosa. Un’opzione di questo genere, però, garantirebbe benefici a loro, ma non alle casse della Juventus.

Tra i tanti nomi, forse anche tra i sogni, c’è Jurgen Klopp che all’epoca dell’ultimo contratto con il Liverpool si assicurò un totale di circa 8,5 milioni a stagione, molto probabilmente destinato ad essere sensibilmente rivisto al rialzo appena dopo la finale di Madrid, ma che comunque lo renderebbe economicamente accessibile per i bianconeri. Almeno sul piano delle cifre, rispetto a quelle che già oggi si spendono alla Continassa. Qualcuno ha poi paventato l’ipotesi Deschamps, che tornerebbe in panchina dopo quasi 15 anni, con un bagaglio e una storia certamente diversa, da campione del mondo.
In una recente intervista pre-natalizia si è rifiutato di quantificare il suo stipendio, ma secondo i media francesi si aggirerebbe sui 3,5 milioni di euro. Parecchio, per un dipendente diretto di una federazione calcistica, ma nemmeno tra i più pagati che si possano ricordare (vedi Conte qualche anno fa in Azzurro). Se la Juventus decidesse di stanziare il budget allegriano, potrebbe garantirgli per 5 anni di triplicare le sue entrate. Poi ci sono chiaramente le valutazioni sportive, del prestigio di essere un ct campione del mondo in carica, di giocarsi gli Europei per la riconferma, ma quelle muovono su piani diversi.

Senza dimenticarsi dell’ultimo. Non è straniero, ma per il fisco italiano è come se ormai lo fosse, perché è fuori confine da oltre due anni. E’ Antonio Conte, che potrebbe beneficiare delle nuove norme contenute nel Decreto Crescita. Un aspetto che, però, ormai conoscono perfettamente anche all’Inter. Discorso che non vale per Maurizio Sarri. Espatriato all’estero da troppo poco. A lui, fiscalmente, converrebbe rimanere fuori confine un’altra stagione, per poi ritornare come rimpatriato in grado di rientrare nella platea dei beneficiari degli sconti fiscali. La Juventus quindi, a parità di perimetro e di spesa rispetto a oggi, ha già la possibilità di fare offerte considerevoli ad allenatori stranieri sfruttando le nuove disposizioni promosse dal governo giallo-verde. Un assist non da poco, che dovrà necessariamente coniugarsi con valutazioni di progetto sportivo.  Ma quello dovrà essere illustrato da Agnelli, Paratici e Nedved. L’Agenzia delle Entrate può solo fino a un certo punto.