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di Xavier Jacobelli

direttore www.quotidiiano.net

Cesare Prandelli ha deciso di lasciare a casa De Rossi e Balotelli: domani non li convocherà nè per Slovenia-Italia (eliminatoria Euro 2012, Lubiana, 25 marzo) nè per il test amichevole con l'Ucraina (Kiev, 29 marzo). Il romanista è stato squalificato per tre turni dall'Uefa, dopo avere dato una gomitata a Srna durante la partita di Champions League fra Shakhtar e Roma. L'attaccante del Manchester City è stato espulso al 34' del primo tempo per avere dato un colpo di kung fu al difensore della Dinamo Kiev, Goran Popov.

Il ct non ha fatto bene, ha fatto benissimo. Sin dal primo giorno in cui si è insediato alla guida dell'Italia, Prandelli ha dettato un codice di comportamento etico, pretendendone il rispetto. In caso contrario, chi sgarra, paga. Così si fa. In un Paese dove lo sport nazionale è infrangere le regole, fare i furbi, attaccare i giudici che fanno il loro mestiere, vedere complotti dovunque, l'allenatore della squadra più amata dagli italiani lancia un messaggio forte e chiaro e, per farlo, sfrutta la formidabile cassa di risonanza mediatica garantita dal calcio.

 

A Prandelli, in Slovenia avrebbero fatto molto comodo sia De Rossi sia Balotelli.  L'avversario è tosto, la partita può risultare decisiva lungo la strada della qualificazione all'Europeo in Polonia e in Ucraina. Ma, vivaddio, c'è qualcosa di più importante di un risultato: c'è il rispetto per la maglia azzurra. Basta con chi o non ce l'ha o non se lo può dare. Risulta che il ct sia particolarmente irritato con Balotelli, il quale sta ripagando malissimo la fiducia accordatagli. Prandelli non ha nemmeno gradito il commento di De Rossi risultato quantomeno improvvido ("Se non mi chiamano in Nazionale, lo prendo come un riposo premio"). Per la cronaca, il 6 ottobre 2010, a Coverciano, quando venne stilato il codice di comportamento, c'era anche De Rossi assieme a Riva, Albertini e agli altri veterani del Club Italia. 

Dopo il disastro di Lippi in Sudafrica, la ricostruzione della Nazionale passa dal bel gioco, dai risultati, ma anche e, soprattutto, da una squadra corretta e capace di incarnare i valori autentici dello sport. Basta con gli isterismi e basta con i perdonismi. Bravo, Cesare.