Mino Favini non c'è più. Il Mago di Meda, l'artefice dei successi di ieri e di oggi dell'Atalanta, uno dei migliori, se non il miglior responsabile dei settori giovanili d'Italia, si è spento oggi all'età di 83 anni. Per raccontarlo più da vicino Calciomercato.com ha intervistato Cesare Prandelli, attuale allenatore del Genoa, che nell'Atalanta insieme a Favini ha dato il via alla sua lunga e vincente carriera. 

Prandelli, ci regala un pensiero per Mino Favini?
"Sapevo che non stava bene da qualche settimana e speravamo ce la facesse, purtroppo non è andata così. Lo conoscevo bene e da quando ha perso la moglie aveva purtroppo perso un po' il sorriso, una parte di sè. Il mio pensiero oggi va principalmente ai due figli, va a loro che hanno perso un padre e un maestro. Personalmente perdo un padre, una persona di grande sensibilità, capacità di relazionarsi con le persone. Perdo un amico e un riferimento come persona".

Che rapporto aveva con Favini?
"Io personalmente mi porto nel cuore tanti anni di successi, di battaglie, di soddisfazioni e soprattutto di insegnamenti.​ Il calcio perde soprattutto a livello professionale il più grande responsabile di un settore giovanile come quello dell'Atalanta".

È stato un maestro per tanti ragazzi oltre che per tanti allenatori.
"È stato il più grande perché riusciva sempre e comunque a trovare gli aspetti positivi di questi ragazzi, è stato un riferimento per generazioni e generazioni. Il calcio perde un pezzo di storia. Una storia che raccontava come si deve fare a gestire un settore giovanile".

È vero che quando era Commissario Tecnico dell'Italia ha provato a portarlo in FIGC nel ruolo di Responsabile delle giovanili azzurre?
"Sì è vero, ma il presidente Percassi all'epoca non volle e io ho rispettato questa scelta. Mino era un uomo dell'Atalanta ed era legato alla famiglia Percassi perciò abbiamo rispettato quella decisione e non siamo mai andati oltre la prima proposta. È un peccato perché sarebbe stato probabilmente un messaggio chiaro per tutto il calcio italiano sulla strada da intraprendere".

Vi consultavate mai, magari anche quando era in altre realtà lontane dall'Atalanta, nella scelta dei ragazzi da acquistare, promuovere, portare con sé?
"Senza dubbio sì, è capitato tante volte di chiedere consiglio a Favini per alcuni ragazzi. Sono passati tanti giocatori sotto di lui e sotto la mia guida e di lui ci si poteva fidare. Non sbagliava mai un giudizio dal punto di vista caratteriale ed era una garanzia dal punto di vista tecnico, perciò sì, ci siamo confrontati tante volte".

Qual è il suo più grande insegnamento che si porta dietro?
"Il più grande insegnamento me l'ha dato fuori dal campo di gioco ed è l'equilibrio in tutte le cose. Sia nei momenti buoni che in quelli difficili. Dal punto di vista professionale condividevamo tutto e partivamo entrambi dal concetto che la tecnica è alla base di tutto. Alla fine il gesto tecnico ti fa capire se un ragazzo è valido oppure no".