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L'ex Ct della nazionale Cesare Prandelli si racconta ai microfoni del Corriere delle Sport, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera. Dai trionfi con la Fiorentina alla finale di Euro 2012, passando per il fallimento ai Mondiali 2014 e alle tristi esperienze a Valencia e in Arabia, fino al ritorno in Serie A con il Genoa. Nel mentre svela rinunce importanti come quella alla Juve e trattative saltate inspiegabilmente come quando è stato ad un passo dalla Lazio.

FIRENZE: Sono molto legato alla città, all’inizio non capivo lo spiritaccio fiorentino. Non capivo se scherzavo o mi provocavano quando mi fermavano per strada:”Te qui devi vncere tutto…”. Io sono un tipo basico, da noi sarebbe un ultimatum minaccioso. Poi prosegue: “Ho conosciuto la generosità di questa gente”.

CASO ICARDI: “Hanno sbagliato tutti. Wanda. Sei la moglie del capitano dell’Inter, devi saperlo quando parli in tv. Lui. Doveva dissociarsi da certe sue dichiarazioni. La società. Quel comunicato stampa. La cosa andava gestita diversamente”.
 
ADDIO VIOLA: “Chiariamo non lascio la Fiorentina, sono stato lasciato. Avevo ancora un anno di contratto. Mi dissero che avrebbero ridimensionato e che io, allenatore ambizioso, potevo andare dove volessi. Due giorni dopo leggo un’intervista di Diego Della Valle che mi dà del traditore perché volevo andare alla Juve”.
 
JUVENTUS: Era vero che la Juventus mi voleva, ma io amavo la Fiorentina, volevo portare un titolo in bacheca. Chiamai Bettega e gli dissi che non se ne faceva più niente. Traditore? Quello tradito ero io. Forse ero diventato troppo popolare, davo fastidio”.
 
EURO 2012: L’Europeo. Partiamo con zero aspettative. Non avevamo programmato la finale. Succede che facciamo la spola tra Ucraina e Polonia. A Kiev battiamo la Germania in semifinale, torniamo nel nostro albergo in Polonia all’alba. Senza aver dormito, la gente ci accoglie come idoli.  Non è molto amata la Germania da quelle parti”. Racconta la sera della finale: “ Un solo allenamento, chiedo ai giocatori: “stiamo tutti bene?”. “Si”. Mi fido e sbaglio, in quattro avevano problemi. Siamo arrivati scarichi alla finale. Sarò sempre grato a quel gruppo ma soprattutto ai due là davanti Cassano e Balotelli”.
 
MONDIALE 2014: “Mi hanno contestato anche il ritiro, ma l’avevamo scelto tutti insieme, giocatori inclusi. Una soluzione tranquilla, fuori da Rio, dove portare la famiglie ed evitare situazioni imbarazzanti. Abbiamo perso contro la Costarica che esce nei quarti con l’Olanda, andando dodici volte in fuori gioco. Quattro o cinque giocatori di quella nazionale ci sono ancora oggi, segno che non erano scelte sbagliate”.
 
DIMISSIONI DA CT: “Mi arrivarono lettere minatorie e miancce davanti al portone di casa. Il problema di quella nazionale è che siamo andati oltre, raccoglievamo gli appelli di Don Ciotti, andavamo dai terremotati e forse abbiamo sabgliato. Quando entri nel sociale, tocchi la politica”.
NUOVO INIZIO: “Non volevo ricominciare. Poi Rino Foschi mi parlò del Galatasaray, ci incontriamo e mi parlano di un progetto grande ed innovativo. Accetto. Dopo sei mesi mi cacciano, in classifica oscillavamo tra il primo e il secondo posto.”
 
SEDOTTO E ABBANDONATO: Prima del Valencia c’era stata la tratttiva con Lotito, parliamo sette ore io, lui e Tare. Mi abbraccia. “Ti preparo il contratto…” Sparisce e apprendo dai giornali che punta su Bielsa e Inzaghi”.

VALENCIA: “Mi promettono mari e monti, un grande mercato a gennaio. Non arriva nessuno, seguo l’impulso e mi dimetto. Non avevo letto una clausola in cui il club poteva chiedere i danni. Ho pagato 200.000 euro e sono orgoglioso che i miei soldi siano andati alla fondazione Valencia”.
 
ARABIA: “Una farsa. Il mio attaccante segna il rigore decisivo, l’arbitro annulla e ci dà punizione contro, applicando una regola che punisce chi fa finte indesiderose. Lo sceicco decide di tagliare una testa è la mia”.
 
GENOA:”La possibilità di rimettermi in gioco, di fare quello che mi piace nel calcio che meglio conosco, in una piazza. Ringrazierò sempre Preziosi”.