Le due partite disputate da Federico Chiesa in Nations League ci sono servite tanto. Contro la Polonia decisivo, contro il Portogallo deludente. Martedì mattina l’Italia intera si è risvegliata ancora una volta abbandonata dal ‘salvatore della patria’ confezionato per l’occasione. E via con la crisi del talento.. (non ci sono più campioni veri, nemmeno quelli che pensavamo di avere) o con la storia degli italiani che giocano poco in campionato. Si passa da un estremo all’altro e, per conseguenza, da un esterno all’altro. Ma la sostanza rimane una: per quanto Chiesa sia effettivamente tra gli azzurri quel giocatore che “ha qualità che gli altri esterni non hanno”, per dirla con Mancini, “l’unico ad avere lo strappo sulla corsa lunga..”, difficilmente toglierà il posto ai titolari (sulla carta) Bernardeschi e Insigne. Sarà utile, utilissimo a partita in corso. Eppure, proprio sacrificando uno tra lo juventino e il napoletano, in un tridente, l’Italia verrebbe forse ad avere con Federico Chiesa un attacco più vario, con più soluzioni. Come infatti è successo nel secondo tempo di Italia-Polonia.
 
GLI STRAPPI DI CHIESA – Il pareggio su rigore di Jorginho è nato proprio da uno di quegli ‘strappi’ di cui parla Mancini. A differenza di qualsiasi altro esterno in rosa, Chiesa ha gamba non solo per allungare sugli avversari ma anche per svariare in transizione sul lato opposto al suo di riferimento. Nel 4-3-3 di venerdì scorso faceva l’ala sinistra (subentrato a Insigne), ma eccolo a destra poco prima di essere steso in area. 



Un’azione da vedere e rivedere per comprendere la forza e la resistenza in velocità di questo ragazzo. Innescato da Jorginho nella propria metà campo, ha portato palla fino allo scarico su Belotti, quindi anziché cadere o perdere metri al contatto ruvido con Glik, ha cambiato marcia.
Ma non si pensi che giocate del genere Chiesa possa farle solo da subentrante, o quando è fresco. Una dimostrazione di quanto vado scrivendo l’aveva appena fornita in campionato, Chiesa, contro l’Udinese.  



Ecco la ripartenza che ha fulminato i friulani al Franchi nella ripresa. Da un calcio d’angolo respinto, Chiesa ha risalito il campo in un batter d’occhio tagliando da sinistra verso destra l’asse centrale, per poi deliziare il pubblico di casa con un morbido tocco sulla corsa di Benassi.
 


Chiesa-Benassi: sarebbe stato interessante, vista la politica del turnover adottata da Mancini (una scelta completamente sua? Mah..), sfruttare questa catena anche in Portogallo-Italia. In fondo la mezzala viola è l’interno di centrocampo italiano più in forma del momento, che inoltre avrebbe consentito di mantenere il 4-3-3. Ma a Benassi sono stati preferiti prima Pellegrini (in Italia-Polonia) e poi Cristante (addirittura schierato nel doble pivote contro il Portogallo), due giocatori che stanno avendo grosse difficoltà nella Roma attuale.     
 
SCELTE Ma al di là delle difficoltà di contesto, in un certo senso indipendenti da Chiesa (cambio modulo, cambio interpreti), a Lisbona sono emersi anche i limiti noti del ventenne della Fiorentina. Letture scorrette non sempre e non solo attribuibili alla poca lucidità. Qui sotto siamo nei primi minuti di gioco: e va certamente servito il liberissimo Zaza, non Immobile. 



Possiamo prendere anche un altro esempio da Fiorentina-Chievo, la seconda giornata di quest’anno. Chiesa viene lanciato in area da Simeone (altro taglio al di là dell’asse centrale del campo da parte del numero 25 viola), ma in zona rossa anziché tirare subito, frena, ed è triplicato. La 'testa bassa' non gli consente poi di vedere il Cholito a due passi, e il pallone si impenna sul tiro respinto.. 



Insomma, se Chiesa è molto generoso senza palla, lo è un po’ meno quando ce l’ha tra i piedi. Anche contro il Portogallo, in più di un’occasione ha fatto arrabbiare Zaza non passandogli il pallone. Forse perché si sentiva in dovere di strafare, dopo esser stato tanto acclamato. O forse perché, al di là dei 9 assist dello scorso anno, il suo modo di giocare tende all’assolo, alla forzatura. E’ il meno ‘a testa alta’ degli esterni azzurri
 
MODULI – Rispetto ai moduli, Chiesa può giocare bene tanto in un 4-2-3-1 (o 4-4-2), quanto in un 4-3-3. Non si dica dunque che era fuori ruolo a Lisbona.
 


Precisato ciò, da questa estate la Fiorentina di Pioli è passata dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Almeno per il momento, in viola, Federico si è mosso in un tridente. Dunque forse non è un caso che Chiesa abbia fatto meglio contro la Polonia, laddove ha ritrovato spazi e tempi simili a quelli più allenati di recente. Inoltre nel 4-4-2 di Mancini, a differenza della Fiorentina dello scorso anno, non c’era una seconda punta/trequartista, un giocatore come Thereau in grado di inventare filtranti o creare per lo meno un riferimento tra le linee anche per gli esterni.
 
DESTRA O SINISTRA? - Infine possiamo porci un’ultima domanda: ma Chiesa gioca meglio a destra o a sinistra? In questo senso (eccezion fatta per Verdi) è il più duttile degli esterni a disposizione di Mancini. Pur non essendo ambidestro, grazie al suo istinto e alla sua velocità Chiesa è forte sia a destra che a sinistra, come testimoniano i numeri dello scorso anno: dei 6 gol totali in campionato, 3 vengono “da sinistra” e 3 “da destra”. Può dunque sfondare sul suo piede forte, come ha fatto anche nella seconda giornata di quest’anno (gol contro il Chievo, assist di Gerson) in occasione della sua prima rete stagionale, oppure rientrare da esterno “a piede invertito”, come fece splendidamente il 16 settembre scorso, in casa contro il Bologna.