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I Magnifici Sette, più uno: Stefano Pioli. Allenatori che hanno allenato sia di qua che di là, Inter e Milan, o viceversa. Milano divisa in due, tra passaggi che sono maturati (quasi) sempre con l’inevitabile scia di veleni e contestazioni, come sta capitando con il Pioli oggi rossonero e l’altro ieri tecnico dell’Inter (e tifoso interista fin da quando, appena ragazzino, il padre lo portò per la prima volta al Dall’Ara a vedere un Bologna-Inter 0-1 con gol di Carletto Muraro).

Un primo bilancio degli allenatori «rossoneroazzurri» deve partire necessariamente dall’ungherese Jozsef Viola, poi italianizzato - come si usava ai tempi del fascismo - con il nome di Giuseppe Viola. Un anno da allenatore dell’Ambrosiana Inter (1928-29), un breve passaggio all’Atalanta e poi eccolo sulla panchina del Milan (arrivò 9°), senza per altro grandi soddisfazioni. Più significativa la traccia di Giuseppe «Peppino» Bigogno, che raggiunge un quarto, secondo e terzo posto con il Milan dal 1946 al 1949, contribuendo alla costruzione della squadra che nel 1950 vincerà lo scudetto dopo ben 43 anni di astinenza. Non funziona invece la sua esperienza - qualche anno più tardi - sulla panchina dell’Inter.

Negli anni ’80 tre allenatori fanno il salto delle panchine. Il primo è Gigi Radice. 16 partite e qualche mese (da settembre 1981 a gennaio 1982) prima dell’esonero. Radice - che già aveva vinto lo storico scudetto col Torino - era reduce dalla straordinaria impresa con il Bologna, salvato nonostante il -5 di penalizzazione. E’ quello un Milan di passaggio, che alla fine (dopo l’esonero di Radice e l’arrivo di Italo Galbiati) retrocederà in Serie B. E’ la squadra di Battistini e Piotti, del giovane Baresi e di Joe Jordan, di Tassotti e Icardi, di Collovati e Antonelli. Nel 1983-84 Radice è invece alla guida dell’Inter (di Zenga e Altobelli, Bagni e Bini) e chiuderà con un 4° posto.

Ilario Castagner deve la sua grande fama alla straordinaria stagione con il Perugia dei record, che finì secondo da imbattuto dietro al Milan della Stella (1978-79). A 42 anni è sulla panchina del Milan (1982), ci rimane un biennio con la promozione dalla B alla A e un campionato interrotto (con l’esonero a marzo, anche in questo caso al suo posto arriva l’eterno Galbiati con il Milan che chiuderà all’8° posto la stagione). Il presidente Giussy Farina lo marchia da «traditore» quando - a pochi mesi dall’esonero - firma per l’Inter. Primo anno: 3° posto e semifinale di Coppa Uefa (eliminato dal Real Madrid di Santillana: 2-0 a San Siro, 3-0 al Bernabeu). Secondo anno: esonerato a novembre. A fine anni ’80 va ovviamente registrato lo scudetto di Giovanni Trapattoni (1988-89) arrivato sulla panchina dell’Inter nel 1986, dopo un decennio di successi con la Juventus. Il Trap - va ricordato - ha speso tutta la sua carriera da calciatore (ad eccezione di un finale a Varese) con la maglia rossonera ed è stato allenatore del Milan nel 1974 per qualche mese (subentrato a Cesare Maldini, perse la finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo) e poi nel 1975-76 (prima vice di Giagnoni, poi promosso).

Anche Alberto Zaccheroni - come il Trap - è riuscito a vincere uno scudetto, ma al primo anno (il Trap al terzo) e sponda Milan (1998-99) dopo la storica rimonta sulla Lazio. Quarto posto e qualificazione in Champions nella stagione 2003-04, quando Zac subentrò in corsa al posto di Cuper sulla panchina dell’Inter, club a cui - il 5 maggio del 2002 - aveva tolto lo scudetto all’ultima giornata nella sfida dell’Olimpico tra Lazio e Inter.

Prima di Pioli, dieci anni fa, è toccato a Leonardo dividersi tra i due club di Milano. Nel 2009-10 il brasiliano ha guidato il Milan, ereditando la panchina di Carlo Ancelotti e misurandosi per la prima volta - dopo una eccellente carriera da calciatore - in un ruolo nuovo. Quel Milan giocava con il 4-2-Fantasia, c’erano Ronaldinho, Pato, Seedorf, Inzaghi, Pirlo, Gattuso e dietro Thiago Silva e Nesta. Arrivò terzo in campionato, conquistando la qualificazione in Champions League. L’anno successivo lo troviamo alla guida dell’Inter post-Mourinho. Leonardo prende il posto di Rafa Benitez e chiude la stagione al 2° posto vincendo anche l’ultimo trofeo in bacheca: la Coppa Italia, in finale contro il Palermo (3-1).