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Un corteo così partecipato a Mosca non si vedeva dal 2012: moltissimi i manifestanti che rischiano anni di carcere per aver colpito la polizia in strada.

In tutta la Russia ieri si sono estese numerose manifestazioni contro il leader autoritario Vladimir Putin e contro l’arresto del suo maggior oppositore Alexei Navalny. Ricordiamo che nei mesi scorsi Alexei era stato curato in Germania per un avvelenamento ordinato, secondo molte ricostruzioni, dai servizi segreti russi.

Dopo questo episodio a Navalny è stato negato il diritto di ritornare in patria, pena: l’arresto immediato. E così è stato, poco dopo il ritorno del dissidente e il suo conseguente arresto, infatti, ci sono state numerose manifestazioni non autorizzate dal governo: almeno 109 in tutta la Russia. Alla fine della giornata sono stati arrestati circa 3.324 manifestanti.
In piazza era tangibile la delusione e la rabbia dei cittadini, molti gridavano: “Putin ci ha traditi!” e ancora “Putin è un imbroglione”. Tra gli arrestati anche la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, rilasciata poche ore dopo. Molte le proteste anche in Siberia dove i manifestanti hanno espresso la loro solidarietà al dissidente ritornato in patria.

Comunque, pare che né il governo né Putin abbiano commentato le proteste. Il contrario è stato per i collaboratori di Alexei: Leonid Volkov, infatti, ha dichiarato in un video su Youtube: "Se Putin pensa che il peggio sia passato è un ingenuo e si sbaglia di grosso".

A conti fatti, l’immagine di una Russia così forte e potente come quella costruita da Putin negli anni inizia a mostrare i suoi primi segni di cedimento. Non è comune vedere un malcontento popolare così forte, nonostante le ben note conseguenze di un’opposizione pubblica al Cremlino. Che stiano cambiando davvero gli assetti politici di una Russia ormai ingessata?