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L’ondata di proteste che ha seguito il brutale omicidio di George Floyd per mano di un agente di polizia a Minneapolis non accenna a fermarsi. Gli esponenti del mondo dello sport, del quale gli afroamericani compongono una grossa fetta, si sono pronunciati in maniera decisa in favore dei manifestanti già dai primissimi giorni. Esiste però un’altra faccia della medaglia. È ormai nota a tutti l’avversione del presidente Donald Trump verso i disordini. Ma il capo di stato americano non è il solo a offrire uno sguardo differente sulla questione. Uno dei primi fu il giovane talento dei Denver Nuggets, Michael Porter Jr, il quale invitò non soltanto a pregare per la famiglia di Floyd, ma anche per i poliziotti coinvolti affinché Dio possa cambiare i loro cuori. 

Poche ore fa, invece, il quarterback e leggenda dei New Orleans Saints, Drew Brees, che durante un’intervista ha detto di non essere d’accordo con qualsiasi gesto che possa mancare di rispetto alla bandiera degli Stati Uniti. Il commento era riferito all’iniziativa avanzata dal suo pari ruolo Colin Kaepernick. L’inginocchiarsi al momento dell’inno americano in segno di vicinanza ai diritti dei neri è riuscito ad estendersi a macchia d’olio per tutta la NFL e oltre, causando il licenziamento di Kaepernick e scatenando una battaglia legale tra quest’ultimo e l’intera lega di football
Brees è immediatamente corso ai ripari, scusandosi su Instagram per aver rilasciato dichiarazioni tanto controverse in un momento così delicato. Ma intanto LeBron James, uno dei primi a imbracciare la causa di George Floyd, si era già detto sorpreso che "ci sia ancora qualcuno che non abbia capito". La giornalista di FOX News Laura Ingraham ne ha approfittato per colpire la stella dei Lakers. Schierandosi in difesa delle parole di Brees, ha invitato LeBron a "stare zitto e palleggiare" rimando al documentario che James ha realizzato e dove analizza il ruolo degli sportivi afroamericani negli U.S.A. di oggi. Aggiungendo inoltre che il quarterback dei Saints debba essere "libero di avere un’opinione". Insomma, a discapito delle più rosee aspettative, gli Stati Uniti si stanno dimostrando ancora una volta più divisi che mai.