Ancora alla fine, ma questa volta con più merito rispetto alla vittoria sul Tottenham. L’Inter (1-0) sbanca Genova, sponda Sampdoria, al 94’, con un fendente di Brozovic, dopo due gol annullati dalla Var, un palo, almeno una parata determinante di Audero.

Il successo è legittimo non solo per il numero delle reti tolte e delle occasioni neutralizzate, ma anche perché, dalla mezz’ora del primo tempo fino al fischio finale, l’Inter è stata la sola squadra in campo. Non ha dominato, ma comandato. Non ha travolto, ma inciso. Forse è stata la migliore Inter della stagione e, bisogna dire, che non ci voleva molto.

Tuttavia avevo parecchi dubbi che il sorpasso agli inglesi, all’esordio in Champions, a San Siro,  rappresentasse la svolta della stagione. Sono ancora convinto che non si diventi squadra attraverso elettroshock emotivi. Ma che il percorso, ancorché incoraggiato da episodi favorevoli, segua una sua linea progressiva logica, non procede per salti, così come in natura.

L’Inter non è ancora fuori dal tunnel della mediocrità, non è ancora una squadra che possa insidiare la Juve. Però la crescita adesso procede secondo un iter preordinato, non è più casuale, non ci sono più momenti di terrificante discontinuità. La squadra non è ancora fluida e i suoi uomini non risultano sempre connessi. Tuttavia più passa il tempo e più l’azione è continua e perseverante.

E’ vero che Brozovic ha segnato al 93’ e 20’’, è vero che Audero, per il resto assai bravo, si è fatto passare la palla sotto una mano. Ma l’Inter, negli ultimi venti minuti, aveva portato moltissimi uomini in area e i restanti erano, comunque, nella metacampo avversaria. Segno che la vittoria non era rinviabile. Anzi, era sentita come una necessità impellente ed assoluta.

I nerazzurri hanno sbagliato quasi totalmente il primo quarto d’ora, quando - ben lungi dal farsi prendere a pallate dalla Sampdroia - hanno comunque concesso qualche occasione di troppo a Quagliarella e un’iniziativa blucerchiata quasi senza contrasto.

Piano piano, però, la Samp ha perso forza e vitalità. Così l’Inter, pur senza creare situazioni di pericolo, ha alzato la linea di gioco, reperendo coraggio e liberandosi della timidezza. Nel finale di tempo (43’) ha trovato anche il gol con Nainggolan, una sassata dal limite che ha ricordato il gol segnato a Bologna.

L’azione non era stata lineare (la palla al belga è arrivata dopo una serie di rimpalli), ma la conclusione, nitida e pulita, non ammetteva repliche. Invece, c’era in agguato il Var che ha richiamato Guida per un presunto fuorigioco di Icardi. In effetti la posizione era, seppur di poco, irregolare, ma non riesco a capire in che modo il centravanti dell’Inter potesse essere coinvolto e/o in condizione di disturbare chicchessia. Ribadito che il protocollo del Var riguarda gravi errori ed omissioni dell’arbitro, mi sembra che nello specifico si sia voluto esercitare un rilievo occhiuto e calvinista.

Totalmente diverso, invece, il caso del gol sottratto ad Asamoah (87’), sassata dal limite su cross di D’Ambrosio. Quando l’esterno mette al centro, la palla ha nettamente superato la linea di fondo, si vede ad occhio nudo e, casomai, sorprende come non se ne sia accorto né l’arbitro, né  l’assistente.

L’Inter - l’ho detto e lo ripeto - avrebbe meritato di andare in vantaggio ben prima di quando è accaduto. Mi riferisco all’inizio della ripresa (50’) quando Candreva ha colpito il palo, dopo sapiente apertura di Brozovic. L’esterno, che ha giocato a destra con Politano a sinistra, ha chiamato alla paratona anche Audero (68’) su assist di Nainggolan. In mezzo (56’) un’altra iniziativa di Candreva che ha trovato la testa di Icardi, fuori di un niente. 

Il centravanti argentino non è ancora quel che vorrebbe essere. Non solo perché gli manca il gol in campionato, ma anche perché i movimenti - solitamente esiziali per l’avversario - non ci sono ancora. Il gol al Tottenham non lo ha sbloccato, però solo giocando con continuità potrà migliorare. E contro la Sampdoria, almeno a livello aereo, qualcosa si è tornati a vedere.
La Sampdoria ha segnato all’89’ con Defrel - unico squillo della ripresa - ma l’attaccante era in netto fuorigioco. 

Spalletti, questa volta, ha scelto il 4-2-3-1 con l’eslcusione di Perisic. Giusto, per quello che si era visto martedì. Come è stato giusto inserirlo al 60’ al posto di Politano. Azzeccato anche l’inserimento di Keita per Candreva. Quest’ultimo, però è pienamente recuperato e il merito va inscritto all’allenatore (espulso per esultanza polemica dopo l’1-0).

Il risultato aiuta quelli come me che credono alla rimonta dell’Inter. Non è ancora l’anti-Juve, ma lo diventerà. Sempre che a tutti siano concessi tempo e pazienza. Purtroppo la partenza è stata pessima e rincorrere è difficile. Sia perché chi è davanti sbaglia poco o non sbaglia affatto. Sia perché la pressione all’Inter è sempre alta. Ma è questo l’unico modo per allontanare la mediocrità. 

IL TABELLINO

Sampdoria-Inter 0-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 49' s.t. Brozovic 


Sampdoria (4-3-1-2): Audero; Bereszysnki, Tonelli, Andersen, Murru; Praet (13' s.t. Barreto), Ekdal, Linetty (13' s.t. Jankto);  Ramirez (48' s.t. Sala); Defrel, Quagliarella. All. Giampaolo.

Inter (4-2-3-1): Handanovic; D'Ambrosio, Skriniar, Miranda, Asamoah; Vecino, Brozovic; Politano (16' s.t. Perisic), Nainggolan (37' s.t. Borja Valero), Candreva (24' s.t. Keita); Icardi. All. Spalletti.

Arbitro: Marco Guida della sezione di Torre Annunziata

Ammoniti: 5' p.t. Linetty (S), 19' p.t. Miranda (I), 45' s.t. Defrel (S), 46' s.t. Borja Valero (I), 50' s.t. Tonelli (S), 

Espulsi: 50' s.t. Spalletti (I)