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Manca un girone intero alla fine del campionato, volendo possiamo domandarci ancora se il Napoli, questo Napoli, ha solo la possibilità, e non la quasi certezza, di vincere lo scudetto. Ma possiamo domandarci pure se una squadra del genere, con quella sicurezza di gioco, con quella testa, con quella lucidità, può davvero toccare anche quota 100. Con i 3 punti di Salerno, il Napoli è arrivato a quota 50 alla fine del girone d’andata e ha portato il numero delle sue reti a 46. L’anno scorso il Milan ha vinto lo scudetto con 86 punti, l’Inter l’anno prima con 91, la Juve nel 2019-20 con 83, nel 2018-19 con 90. Il Napoli se continua così, con questo ritmo, andrà oltre. Quella di Spalletti è la terza squadra, da quando si assegnano i 3 punti a vittoria, a raggiungere i 50 nel girone d'andata, dopo Juve e Inter.

DIFESA DI NICOLA - La Salernitana si era attaccata alla partita come una cozza sullo scoglio. Sapeva di non poterla sbagliare per una serie di ragioni. La prima perché doveva dare una risposta alla settimana dell’esonero e del controesonero di Nicola: se c’era caos, serviva una risposta chiara sul campo. La seconda perché doveva mettere a frutto la sonora lezione di Bergamo. La terza perché un paio di ore prima il Verona aveva accorciato la distanza con la zona-salvezza. Per 46 minuti e 59 secondi la Salernitana ha fatto la partita più attenta della sua stagione. Un solo attaccante (Piatek) che lavorava anche in fase difensiva oscurando, quando poteva, Lobotka, quattro difensori per coprire sempre in superiorità numerica, un centrocampista davanti alla difesa (Nicolussi-Caviglia) e quattro centrocampisti in linea e sempre molto bassi per opporre la densità al palleggio del Napoli. Ma è bastata una disattenzione, una sbavatura nel meccanismo di difesa per prendere gol. Ha sbagliato Daniliuc che è uscito dalla linea per andare al raddoppio su Anguissa, ha sbagliato il tempo di quell’uscita lasciando l’attimo giusto a Mario Rui per restituire palla al camerunese, cross a pelo d’erba dalla linea di fondo, palla sul secondo palo dove Di Lorenzo l’ha scaraventata con un bolide sotto la traversa. Da quel momento, la Salernitana si è chiamata fuori: la partita era tutta del Napoli.
POSSESSO E CIRCOLAZIONE - Anche per il Napoli era stata una settimana strana. La squadra che gli azzurri avevano asfaltato sul campo (la Juventus, sotterrata da 5 gol partenopei) è stata pochi giorni dopo asfaltata anche dalla giustizia sportiva, togliendola di fatto da ogni vago tentativo di rincorsa-scudetto. Fra le due batoste juventine, che riguardavano direttamente e indirettamente il Napoli, c’era stata l’eliminazione dalla Coppa Italia, dovuta anche all’esagerata rotazione di Spalletti contro la Cremonese. Serviva, anche al Napoli, una risposta certa. Eccola. Pur senza Kvaratskhelia, il Napoli ha chiuso la Salernitana nella sua metà campo, ha tenuto palla (75 per cento di possesso a fine primo tempo), l’ha fatta girare a lungo (397 passaggi prima dell’intervallo), ma tutto questo l’ha fatto con poca velocità e senza puntare sull’uno contro uno come sarebbe accaduto col georgiano in campo. Al posto della brillantezza il Napoli ha usato la pazienza ed è stato premiato con il gol all’ultimo secondo di recupero del primo tempo.

SEMPRE LUI - Dopo 2' del secondo tempo, la capolista ha chiuso la partita con la rete di Osimhen, sempre più capocannoniere della Serie A ora con 13 gol. Azione rapida, ancora Mario Rui protagonista, palla per Elmas, botta dal limite, palo, tap-in di Osimhen che lascia sempre il segno. Se si considerano i 5 maggiori campionati d’Europa, solo Haaland (22 gol) e Kane (15) hanno segnato più di Osimhen. E’ finita lì perché il Napoli adesso poteva controllare più agevolmente, con gli spazi aumentati, e perché la Salernitana è ripiombata nella sfiducia totale. Era frustrante rincorrere gli avversari che avevano sempre la palla al piede. Nel mortificante secondo tempo salernitano c’è stato un solo attimo in cui la squadra di Nicola ha puntato la porta di Meret, è successo per una leggerezza difensiva del Napoli, ma Piatek, con la deviazione di Meret, ha centrato il palo. Alla fine la partita ha fissato questo dato: 818 passaggi a 279 per il Napoli. Così si spiega tutto.