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L'avvocato Mattia Grassani, intervistato a Tempi Supplementari, su Radio Tau Ci potrebbe chiarire la vicenda relativa alla radiazione di Moggi? Moggi, al termine del processo sportivo definito “Calciopoli” che fu celebrato nel 2006, è stato squalificato per 5 anni, con proposta di radiazione, da sottoporre al Presidente Federale. Nel corso del tempo, le norme sportive sono cambiate e, recentemente, il Presidente Federale ha chiesto alla Sezione Consultiva della Corte di Giustizia un parere circa l’automatismo o meno di quella proposta di radiazione da parte degli organi di Giustizia che, nel 2006, venne accompagnata alla squalifica per 5 anni. Questo parere, dunque, reso poche settimane fa dalla Corte, ha ritenuto che, vista la gravità dei fatti, accertati dagli organi di Giustizia sportiva nel 2006, commessi fino al 30 Giugno 2005 ed emersi a seguito delle intercettazioni, la radiazione del tesserato Luciano Moggi debba considerarsi un atto automatico e consequenziale, tenendo presente che l’atto stesso va consacrato in un provvedimento. Ed è solo questione di tempo, nel senso che ci vorrà un organismo federale, che potrà essere il Consiglio Federale o la FIGC nella persona di Abete, che adotterà questo provvedimento. Beninteso che il parere della Corte di Giustizia ha ritenuto la conseguenza della radiazione automatica, senza più discrezionalità da parte della FIGC in merito a questo punto. Il parere della Corte di Giustizia è vincolante, quindi? Sì. In ambito calcistico, il parere che Abete ha chiesto alla Sezione Consultiva della Corte di Giustizia non può essere eluso, è assolutamente vincolante: manca l’ultimo tassello, ripeto, ossia il fatto che la Corte di Giustizia dovrà individuare quale organo sarà più adeguato per decretare la preclusione a vita. E la radiazione non potrà non essere osservata e onorata dalla FIGC. In “parole povere”, verrebbe posta la parola fine sulla vita di Luciano Moggi nel mondo del calcio? Dopo l’eventuale pronunciamento da parte dell’organo che verrà individuato dalla Corte di Giustizia Federale, ad ogni modo, Luciano Moggi potrà ricorrere al TAR e al Consiglio di Stato; in ogni caso, da un punto di vista federale, la vicenda si può considerare chiusa. Nell’ipotesi in cui vi sia un contatto tra un presidente di club e Moggi radiato, cosa può succedere? Innanzitutto, in ambito calcistico, i soli che possono trattare compravendite di calciatori e allenatori sono Direttori Sportivi, procuratori, rappresentanti legali e consiglieri dei club. Dopodiché, anche per chi ricopre queste qualifiche, è precluso qualunque tipo di contatto con soggetti che siano stati radiati, o temporaneamente inibiti, che abbia ad oggetto questi momenti, ovvero le fasi di trattativa, consultazione e preparazione delle operazioni di calciomercato. Chi intrattiene rapporti di questo genere in forma telefonica, personale ed anche per interposta persona, rischia la squalifica se si tratta di persone fisiche; i club per cui queste persone sono tesserate, invece, vengono coinvolti con l’ipotesi di sanzioni pecuniarie. In generale, escluderei che per questo tipo di “relazioni pericolose” possano esserci conseguenze di penalizzazioni per i club. Un altro rischio, che in passato si è ipotizzato, è che l’operazione conseguita attraverso la consulenza o l’intervento del soggetto inibito possa essere invalidata. Vale a dire che, se un club acquista un giocatore con l’intervento di un soggetto inibito o squalificato, gli organi di Giustizia sportiva possono annullare l’operazione di compravendita del calciatore in questione. I legali di Moggi hanno prodotto documentazioni relative ad intercettazioni che avrebbero coinvolto alcuni dirigenti del Bologna nella stagione 2004-2005, e all’epoca lei difendeva gli interessi del presidente Gazzoni. Rimangono diverse perplessità sul contenuto di queste intercettazioni o quantomeno sulla loro natura. Chi e cosa potrebbero riguardare, lei ne sa qualcosa? Per ora, queste telefonate esistono solo a livello fonico e dovranno essere sbobinate e trascritte da un perito del Tribunale. Ho sentito anch’io che in queste centinaia, forse migliaia di telefonate, di cui soltanto una parte è stata ammessa al dibattimento di Napoli, rientrerebbero anche alcune conversazioni che riguardano dirigenti del Bologna dell’epoca. Questo, a mio avviso, non significa nulla, nel senso che, per potersi pronunciare con cognizione di causa e in maniera approfondita, bisogna attendere il lavoro dei periti del Tribunale. Dopodiché, con i contenuti delle registrazioni alla mano, si potrebbe fare un commento sicuramente più aggiornato; in ogni caso, bisogna considerare che la Polizia Giudiziaria, che all’epoca si era occupata di registrare centinaia di migliaia di intercettazioni, ha già sbobinato e reso pubblico, sia alla Giustizia penale che a quella sportiva, il contenuto di tutte le telefonate più rilevanti. Di conseguenza, tenderei ad escludere, in via di prima approssimazione, che qualora ci fossero anche telefonate che vedessero protagonisti dirigenti del Bologna di allora, queste possano avere rilevanza penale al procedimento di Napoli.