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  • Rafaela Pimenta ospite a CM: 'Facevo l'insegnante all'università, Raiola mi ha cambiato la vita'

    Rafaela Pimenta ospite a CM: 'Facevo l'insegnante all'università, Raiola mi ha cambiato la vita'

    • Francesco Guerrieri
    "Quale posto dovrebbe occupare un'atleta trans nel calcio italiano?!". La lungimiranza di Rafaela Pimenta accende la lampadina per quello che presto potrebbe diventare un nodo da sciogliere: "E' giusto cercare di capire il giusto equilibrio, perché anche qui arriveranno dei casi" continua la procuratrice proprietaria della One - che presto diventerà BeeOne - azienda ereditata da Mino Raiola dopo la scomparsa dell'agente. 

    FEMMINILE - Ospite nella nostra redazione, la Pimenta ha una scuderia di top player - da Haaland a de Ligt - e ultimamente sta investendo molto anche sul calcio femminile: "Credo che abbia un margine d'evoluzione superiore a quello maschile. E' un mondo di novità e opportunità nel quale c'è ancora molto da fare". Vietato fare paragoni: "Non credo che arriverà velocemente al livello del maschile, non è così in nessuno sport". Dal pallone alla racchetta, il risultato è lo stesso: "Pensiamo al tennis, uno sport nel quale la categoria femminile è molto avanti rispetto a quella del calcio, ma se prendiamo una campionessa come la Williams non è comunque trattata come i maschi". 



    FRUIZIONE - Il calcio femminile però si svilupperà, è solo questione di tempo: "Se prima guardavamo una sola partita a settimana, oggi i ragazzi si nutrono di calcio h24 sette giorni su sette. I giocatori però non sono robot, per questo penso che quando non si può più usufruire del maschile, le partite delle donne diventano un'opzione di contenuto". Consapevoli che: "La struttura della donna è diversa; la Bonansea non può essere paragonata ad Haaland; però è chiaro che se vogliamo un trattamento equo vanno trattati tutti alo stesso modo".

    LE LOTTE - La Pimenta sa quanto è dura emergere in un mondo di uomini: "E' dura ogni giorno, non si finisce mai di lottare. Lo facciamo per tutte le donne. Quando qualcuno si sente minacciato, indebolito o deve entrare in competizione con noi ripete sempre la stessa cosa 'la donna non sa fare calcio'". Frasi fatte, luoghi comuni: "Ma alcuni giorni ci si sente più fragili, e se non si ha il carattere giusto si rischia di risentirne. Penso anche a chi subisce pregiudizi per il colore della pelle, o a quando davano del ciccione a Mino; mi faceva molto male sentire queste cose".

    RAIOLA - L'agente si emoziona quando parla di Raiola, gli occhi diventano lucidi e le lacrime trattenute a forza: "Se penso ai momenti più belli mi vengono in mente tutte le risate, le cavolate che dicevamo...". E pensare che la prima volta che si sono conosciuti avevano anche discusso: "Eravamo nell'ufficio di Cesar Sampaio e Rivaldo con i quali stavo facendo un progetto; vedo questo italiano che faceva domande sulla legge brasiliana, e ogni volta che dicevo qualcosa me la controbatteva". Un botta e risposta andato avanti per un po': "Dopo mezz'ora gli ho detto 'Se conosce le leggi del Brasile faccia tutto lei'. E me ne andai. Passò qualche mese e mi chiamò per chiedermi di lavorare con lui. Da quel giorno sono passati 30 anni".

    LA NUOVA VITA - Com'era quella pubblicità?! Una telefonata allunga la vita? Alla Pimenta l'ha cambiata: "Insegnavo Diritto Internazionale all'università e mi sono servita del calcio per invogliare gli studenti a venire a lezione. Ma non volevo entrare in quel mondo; ero nel Governo brasiliano e il mio sogno è sempre stato quello di lavorare per le Nazioni Unite". Dalla cattedra al tavolo delle trattative è stato un attimo: "Il primo trasferimento che ho fatto quello di Montezine dal San Paolo all'Udinese (estate 2000, ndr). Non era stato complicato, all'epoca quando ti voleva una società di quel livello era più facile chiudere l'affare".

    RESPONSABILITA' - Semplice, come il Mino Raiola uomo: "Al contrario di come lo raccontavano non è mai stato uno che voleva tutto; la nostra è sempre stata una società piccola, Mino non andava a cercare qualsiasi giocatore per chiedere di passare da lui. Forse ci sono stati due o tre brasiliani con i quali avrebbe lavorato volentieri, ma in generale non l'ho mai visto parlare male di nessuno o sminuire altri". Oggi è tutto nelle mani della procuratrice, che non ha pensato un attimo di tirarsi indietro: "Non è stata una scelta, ma lo faccio volentieri. Se ci fosse ancora Mino il riferimento sarebbe lui, ma ha voluto questo e io accetto la sua volontà con grande responsabilità, verso i nostri giocatori e tutte le persone che lavorano con noi e per noi".

    GENERAZIONI - Il focus della Pimenta si sposta su un altro tema: “Più volte mi capita di fare un paragone generazionale. Quando insegnavo mi rendevo conto quanta diversità c’è con il passare degli anni”. E nella One di acqua sotto i ponti ne è passata: “La nostra agenzia per esempio è arrivata alla settima/ottava generazione, ed è cambiato tantissimo. Oggi i ragazzi hanno molta più pressione rispetto a prima, ci si aspetta che un quindicenne sia già adulto, professionista”.

    CENTRI DI FORMAZIONE - "Spesso mi chiedo se i centri di formazione hanno senso” racconta l’agente che ha visitato convitti di tutto il mondo. “Ai ragazzi piacciono e tutti vogliono andare lì, ma il giorno che entri lì dentro hai interrotto la tua crescita a casa con la famiglia”. Cuore di mamma, ma sa che un talento va lanciato: “Dall'altra parte è chiaro che se il treno passa va preso, ma siamo sicuri che il modello che abbiamo oggi è adeguato?! Non possiamo aspettare che si arrivi ai 17/18 anni? Poi non è un discorso che vale per tutti, perché ho visto ragazzi che hanno trovato più risorse in convitto che a casa”. Ecco l’esempio concreto: ”Quello del Milan è fantastico. Ma ho visto anche tante situazooni complicate". Esistono gli Haaland e i de Ligt ma anche giovani da preservare e accompagnare nella crescita. Al centro del lavoro della Pimenta c’è sempre il bene del ragazzo. 

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