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Il noto procuratore Mino Raiola ha concesso una lunga intervista a Expressen, nella quale racconta aneddoti e curiosità su Zlatan Ibrahimovic, il suo assistito più rappresentativo.

CALCIO - "Il calcio ha preso una piega strana, ora ci sono due tipi: il mercato e quello giocato, il primo è quasi più importante di quello vero ormai. Essendo fortunato ad avere il mioglior giocatore al mondo ho avuto un ruolo in tutto questo, forse anche perché mi piace dire quello che penso".

SOPRANNOME IBRA - "Leone, Animale o Re? Il leone è un animale, lui è anche re. E' anche Dio. Sul telefono l'ho salvato Zlatan. Basta per me, nessun soprannome. Lo chiamo 'testa di c...o'".

INFORTUNIO - "Ero triste, ha avuto una grande stagione, ma non ho molto tempo per essere triste, sapevo che sarebbe stato un nuovo capitolo incredibile della sua storia. Per tanti questo infortunio è l'Himalaya, per Zlatan è una piccola collina. Tornerà presto. Cosa ci siamo detti? Non è sveglio, ha detto che il danno non era niente, nessun dolore. Non credeva a nessuno. Ma io sapevo che era molto peggio, così ho fatto quel che dovevo fare: ho cercato il miglior medico. Dopo 25 anni in questo lavoro ho sviluppato molto interesse per la medicina, ho un'ampia esperienza di piccole e grandi lesioni e una vasta rete di persone in quel settore, pieno di persone che rispetto. Non c'è voluto molto per trovare il dottor Fu. E' vero che vuole studiare il suo ginocchio? Sì, dice che non ha mai visto un ginocchio così forte e pulito dopo una lunga carriera come quella di Zlatan e le botte che ha preso. Non ha mai visto in 40 anni di carriera niente di simile, è la miglior articolazione che abbia mai visto.Non ho mai pensato che l'infortunio potesse fermarlo, non è uno che si piange addosso. Semmai, invece, approfitta di queste situazioni per crescere e migliorarsi ancora. Non pensavo potesse diventare più forte, eppure ce l'ha fatta".

MERCATO - "Ci sono stati club che l'hanno cercato quest'estate, ma non dirò quali".

CARRIERA LUNGA - "Quanto tempo ha ancora? Tanto, almeno cinque o sei anni. Non lo lascerò smettere. Deve lavorare per me, ho lavorato per lui per tanti anni: ora è il mio turno. I miei figli sono adulti e hanno bisogno di soldi, abbiamo trovato un accordo: io mi tengo il suo stipendio e lui le commissioni (ride, ndr)".

MIGLIOR PROCURATORE - "Non lo dico mai, credo di esserlo. Preferisco quando lo dicono gli altri. Sono nato agente e morirò agente, l'ho sempre fatto".

NEMICI - "Non credo di averne. Se considerassi qualcuno come un nemico gli mostrerei troppo rispetto. Molti probabilmente pensano di essere miei nemici, ma non ne ho. Le persone che non sono importanti non sono né positive né negative".

JORGE MENDES - "Non abbiamo rapporti, non parliamo mai anche se l'ho conosciuto. Non è un agente come me, fa le cose a modo suo. Non vedo molti altri agenti che mi piacciono, ma non Jorge Mendes. Non significa che sia sbagliato, semplicemente diverso".

CARRIERA IBRA - "Ho detto fin dall'inizio che Zlatan avrebbe aiutato il Manchester United a rinnovarsi, ecco cosa è successo: ho sempre avuto un'idea, so prima di tutti gli altri cosa fare dopo. Quando Zlatan ha lasciato la Juventus era già preparato da un anno. Non per lo scandalo, non aveva nulla a che fare con quello, avevo già organizzato l'affare. Lo sapevo, sentivo che era il momento giusto per passare all'Inter e scrivere la storia. Dopo Barcellona, sapevo che doveva andare a Milano, ma non l'Inter. Prima di tutti, sapevo che doveva lasciare Milano, lui non voleva parlare con me: non voleva lasciare Milano. Sapeva che avevo ragione e la cosa gli dà fastidio".

LIVELLO ALTO - "Quando Zlatan cresceva gli davo come esempio Pavel Nedved. Ora ai miei giovani do Zlatan come riferimento: ha alzato il livello. Ora aspetto qualcuno che possa alzarlo ancora di più, ma è difficile: Pogba è vicino, anche Lukaku. Hanno qualcosa dentro che non puoi comprare o creare, una fiamma speciale".