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Mino Raiola, agente di Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan, in scadenza di contratto, parla del fuoriclasse svedese a deVolkskrant. E parte dall'allenamento dell'11 rossonero: "A volte mi metto sopra di lui e lui continua a fare piegamenti... e lo sapete che non sono leggero. Giocherà ancora, almeno fino a quando non uscirà dal campo con una barella. Può continuare fino a 50 anni, ma vuole solo giocare ai massimi livelli. Per il momento può continuare. Se lo vedo bene? Ha resuscitato il Milan, è il 90% di quella squadra". 

L'ELICOTTERO - "Dovevano partire alle undici lui e un suo compagno, avevano giocato una partita la sera prima. Quindi il compagno di squadra (non viene detto il cognome, ndr) gli dice: "sarò da te alle 10 e mezza". "No", disse Zlatana, "sarai lì alle otto e mezza. Perché prima ci dobbiamo allenare per 2 ore"". 
SULL'AMERICA - "Lì mancava la disciplina intrinseca in chi lo circondava. Quegli anni sono stati un peccato. Voleva vivere lì con la famiglia, ma aveva difficoltà perché gli altri non avevano la sua voglia di vincere. Zlatan anche se gioca al computer vuole vincere". 

ANCORA SU IBRA - "Ispira facendo vedere le cose, non parlando. I paragoni con Dio? Non si sente sopra l'umanità, c'è un occhiolino in tutto quello che dice. Si sfida con quelle affermazioni. E' autocritico a livelli inimmaginabili. Il fallimento non gli si addice, lo farà impazzire. Non vuole giocare bene una volta, vuole sempre giocare bene. E non solo lui, l'intera squadra deve farlo. E ci riesce. Dov'era il Psg prima di lui? E il Milan? Stabilisce lo standard di cui beneficeranno quei club negli anni avvenire. Ha ancora forza e il potere di trasmettere qualcosa alla generazione successiva. Per questo deve andare avanti il più a lungo possibile".