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Doveva essere la mina vagante dell’ultimo turno di campionato a causa del basso Indice di Stabilità Tecnica vantato in questo torneo e, in quanto tale, la Fiorentina non ha deluso le aspettative andando a deflagrare all’Allianz Stadium. Per la seconda volta negli ultimi 30 anni, la squadra viola ha vinto una trasferta contro la Juventus nel massimo campionato, dopo quella del marzo 2008, sempre con Cesare Prandelli in plancia di comando. Si diceva di un basso Indice di Stabilità Tecnica, la cui cartina di tornasole è rappresentata da Franck Ribery, in grado di passare, di partita in partita, da un modesto IET dell’87% a un 98% in linea con i Top Player a livello mondiale. Il 97% con cui il francese ha trascinato i compagni contro i campioni d’Italia dimostra le incredibili potenzialità della squadra di Prandelli. Una delle chiavi con cui la Fiorentina ha aperto le porte del successo contro la Juventus è, però, da ricercarsi nell’aggressività sia offensiva (93,4%) che difensiva (93,1%) dei viola che ha puntualmente messo in crisi il gioco dei bianconeri in fase di costruzione (sviluppando un insolito 90,8% di K-Solution). Inoltre, con il miglior Caceres dell’anno (IET 94%), la continua spinta di Biraghi (K-Pass 96%), la maturazione tattica di Vlahovic (K-Movement 94%) e la corsa di Amrabat (Stress Fisico 94%), sembra che il tecnico di Orzinuovi abbia finalmente tracciato la strada per sfruttare al meglio le caratteristiche dei singoli: se riuscirà a stabilizzarsi evitando preoccupanti cali di performance, la Fiorentina potrà scalare posizioni, abbandonando, presto, i bassifondi della classifica.


Tutti pazzi per Theo. Gol, assist, passaggi, dribbling. E ancora: c’è chi lo considera il miglior esterno sinistro in Europa, chi l’omino Duracell che non finisce mai le batterie, e chi, al contrario, fa notare come in fase difensiva (posizionamento, copertura, diagonali) non abbia ancora raggiunto la maturità tattica. La verità, come sempre, sta nel mezzo: i primi sono quelli che rimangono estasiati dalle sfuriate offensive (1vs1 offensivo 96%) e non si accorgono della scarsa “presenza” in fase di interdizione (Pressing 89%, da media classifica); i secondi, invece, puntano il dito contro l’efficacia dei movimenti difensivi (K-Movement < 90%) e non considerano che le eccellenti doti atletiche (IEF 98%) gli consentono di colmare qualche gap tattico ancora presente nel bagaglio del terzino rossonero. Di chi stiamo parlando? Di Theo Hernandez, il simbolo del Milan di Stefano Pioli; colui che nel finale contro la Lazio ha regalato la vetta al Diavolo. Una prestazione infinita, nella quale Theo, nell’ordine, ha sviluppato un’Efficienza Fisica del 93%; è stato il giocatore più incisivo (Impact Factor 16%); ha registrato il picco stagionale di Efficienza Fisica nelle azioni ad alta potenza (99%); ha mostrato un eccellente controllo palla nelle azioni ad alta velocità (98%) e ha percorso 400 metri di sprint e 240 ad altissima accelerazione. Per la serie: spostatevi che passo io!


È arrivato il Messias. Per esteso, Junior Messias, ovvero una delle rivelazioni di questo campionato, che, con la doppietta rifilata al Parma, ha trascinato il Crotone verso la vittoria sollevandolo di peso dall’ultimo posto in classifica. Le ottime prestazioni del brasiliano non sono più, ormai, una sorpresa: cinque gol nel torneo in corso, quattro (due doppiette) nelle ultime quattro uscite di campionato, il 94% di Efficienza Tecnica e il 92% di Efficienza Fisica prodotti nel match contro i Ducali arrivano dopo una serie di prestazioni di alto livello (con valori che oscillano tra 90-94%). La spinta continua e l’elevato carico esterno prodotto da Messias sono le caratteristiche che lo contraddistinguono: a fronte di una Aggressività offensiva del 95%, il 29enne brasiliano percorre quasi 12 km, dei quali 3 ad alta intensità, 450 metri di sprint e oltre 300 ad alta accelerazione. Ma non finisce qui, perché il bomber del Crotone risulta devastante negli 1vs1, tanto che su 7 occasioni, punta l’avversario 5 volte, perdendo soltanto un duello. Da non sottovalutare, poi, la proprietà di palleggio: su 6 passaggi ad alto coefficiente di difficoltà tentati, 3 vanno a buon fine. C’è, tuttavia, un però: se Messias vorrà aiutare la squadra di Stroppa nella corsa verso la salvezza, dovrà evitare i cali di attenzione che talvolta lo portano, invece, a sbagliare qualche passaggio di troppo di medio-bassa difficoltà. Errori che, nel prosieguo di campionato, potrebbero costare caro contro avversari di rango più elevato.