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Ritorna il campionato di calcio. Un evento che, prima di venir saccheggiato emotivamente dalla pandemia, possedeva un fascino unico e provocava frenesia anche tra gli appassionati meno accesi. La vigilia che stiamo vivendo ha un sapore e un profumo completamente differenti. Poche e distratte le discussioni al bar o ai giardinetti sui temi più intriganti che dovrebbero caratterizzare la grande sfida per lo scudetto. Rari e più che altro formali i bisticci campanilistici trai tifosi delle rispettive squadre. Complicata l’elencazione delle formazioni tra nomi nuovi e vecchie conoscenze. Persino il botteghino delle scommesse piange miseria per le puntate davvero ridotte all’osso.

La domanda che sorge spontanea e ben motivata fa capo all’ultima e recente inchiesta ufficiale degli organi internazionali sportivi il cui risultato poeta a registrare una pericolosa disaffezione, specialmente da parte dei giovani, per quello che è sempre stato riconosciuto come il gioco più bello e più popolare del mondo. Il pericolo che questo stato d’animo si trasformi in indifferenza o persino in fastidio è reale e questo dovrebbe preoccupare non poco i gestori di un’azienda la quale si trova ai primi posti con quelle che producono cifre considerevoli per reddito e occupazione.

Tra le cause che stanno provocando un avvio di stagione così tiepido dal punto di vista della partecipazione popolare e che ci propongono una partenza a fari spenti quella che maggiormente condiziona l’intero meccanismo vi è la questione legata all’impossibilità del pubblico di partecipare in presenza alle partite dentro gli stadi. I tifosi, ultra oppure semplici appassionati non ha importanza, non sono un contorno scenografico per lo spettacolo ma rappresentano la linfa vitale per una creature che, privata di questo elemento, rischia di avvizzire e poi di morire.
Gli operatori del settore sono consapevoli di questo impasse e non per nulla alcuni presidenti hanno tentato di forzare le disposizioni dettate dal Comitato Tecnico Scientifico la quali stabiliscono, peraltro ragionevolmente, che gli impeti sportivi debbano ancora rimanere blindati. Con la pandemia non si scherza, come insegna il giochino sciagurato delle discoteche e come suggeriscono gli allarmi lanciati dal OMS relativi a un dilagare della malattia che sarebbe soltanto all’inizio. E tutti colori i quali continuano a insistere affermando vergognosamente che le bare di Bergamo erano vuote dovrebbero ricorrere perlomeno a un bravo psichiatra.

Detto ciò, per salvare il calcio e per fare in modo che la gente riprenda ad appassionarsi come ha sempre fatto, resta soltanto una cosa e dovranno essere i protagonisti del gioco a realizzarla. Tocca dunque ai giocatori, in particolare ai campioni, prendere in mano la situazione offrendo tutto e di più di loro stessi in base al loro valore e ai loro ingaggi, sul piano tecnico ed emotivo, e riaccendere le luci sulla scena che ora vive in penombra. Spettacolo autentico e di qualità, insomma, che anche soltanto televisto in attesa di tempi migliori sappia battere l’indifferenza la quale rischia di soffocare il calcio.

@matattachia