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Francesco Totti dirà addio alla Roma ed Edin Dzeko farà lo stesso. Dopo il no della proprietà al rinnovo del contratto, il capitano è pronto a giocare negli USA o negli Emirati Arabi. Può partire anche l'attaccante bosniaco, nel mirino del tifo. 

SOCIETA' CON SPALLETTI - Come si legge sulla Gazzetta dello Sport in edicola oggi, l'episodio di ieri, se possibile, allontana ancora di più Totti dalla Roma e da una proprietà che anche stavolta, anche in questo nuovo strappo, ha deciso da che parte stare: con Spalletti. E di un Pallotta che non ha intenzione di tornare indietro sui suoi passi: niente rinnovo, il contratto non s'ha da fare. Anche se, per dirla con le parole di Walter Sabatini, c'è un campo che racconta anche altro. Che la verità in fondo non ha solo una faccia, che tutto può essere ammorbidito. Totti invece è destinato a lasciare la Roma: Emirati Arabi o Stati Uniti, gli States di Pallotta, perché tanto il destino ci mette sempre un pizzico di ironia nelle cose. 

FUORI ROSA - L'ironia non c’è a Trigoria. Forse andrebbe chiesta in prestito a Valerio Mastandrea, che in un'intervista dei giorni scorsi alla rivista Undici ha spiegato: "Il caso Totti-Spalletti? È un grave problema di famiglia, è troppo complicato prendere posizione". Pure perché l'attrito tra i due ha radici lontane, il passato non si dimentica e forse inquina pure il presente. Mancano cinque giornate alla fine del campionato. Se Totti le giocherà, dipenderà da quanto il livello di arrabbiatura di Spalletti sarà sceso nel corso della scorsa notte. Che il tecnico sia determinato ad andare avanti non c'è dubbio. Qualcuno è pronto a giurare che per farlo sia disposto a chiedere che Totti venga messo fuori rosa: difficile che accada e nel caso la società proverà a respingere al mittente la richiesta. Tutto sarà più chiaro dopo l’incontro di oggi a Trigoria tra Spalletti, Baldissoni e Sabatini. 

CASO DZEKO - Incontro in cui probabilmente verrà affrontata anche la questione comunicazione. Il parallelo messo su tra Dzeko e Totti ha sorpreso molti. Ed è curioso immaginare che proprio nel giorno in cui il dualismo viene ufficializzato, sia l’uno sia l’altro protagonista di fatto si allontanano dalla Roma. Si, perché ieri Dzeko ha fatto di tutto per alimentare le voci negative sul suo conto, di livello non inferiore al conto delle occasioni sprecate. "Era partito bene, poi il gol sbagliato a fine primo tempo lo ha avvolto in una cappa di pessimismo. Ma siamo tutti solidali con lui, è centrale nel progetto Roma e andremo avanti con lui", ha detto del bosniaco il d.s. Sabatini. Frasi strategicamente perfette per non minare la sensibilità di un centravanti che a Trigoria si aspettavano avesse un impatto migliore sul campionato e sulla stagione della Roma. Dzeko ha messo in evidenza limiti tecnici e in qualche caso di personalità. Ha comunque più chance lui di restare rispetto a quelle di Totti. Certo non moltissime, anche perché Premier e Bundesliga lo seguono. Non è un dualismo, questo. È solo lo scenario post Bergamo di una squadra che in 90 minuti ha lasciato per strada due centravanti sulla corsa Champions. Giocare con il falso nove, da mercoledì in poi, forse diventa una necessità e non una scelta.